Andrea Disanza ha vinto l’edizione 2005
del Premio nazionale istituito dalla
Fondazione Carlo Erba per le migliori
ricerche nel campo della lotta al cancro
Il profilo del vincitore

Andrea Disanza è nato a Milano il 9 agosto 1974. Nel 2001,
dopo la laurea in Scienze Biologiche conseguita presso
l’Università degli Studi di Milano, ha iniziato il dottorato
di
ricerca presso l’Istituto europeo di oncologia, sotto la guida
di Pier Paolo Di Fiore. Con la nascita dell’IFOM, Disanza si è
trasferito nei laboratori di Via Adamello, dove ha continuato il
lavoro avviato allo IEO, prima con Di Fiore e successivamente
nel gruppo diretto da Giorgio Scita (Programma di ricerca
“Dinamica della regolazione del segnale nella motilità
cellulare”). Durante il periodo di dottorato, che Disanza
completerà quest’anno con la discussione della tesi, il
giovane scienziato ha anche trascorso un periodo all’estero,
nei laboratori del CNRS (Centre National de la Recherche
Scientifique) di Gif-sur-Yvette (Francia).
E poi? “Per il futuro” dice “non ho ancora fatto progetti
particolari. L’unica cosa di cui sono certo è che continuerò a
fare questo lavoro, e cercherò di farlo sempre meglio. Potrei
andare ancora all’estero, dipenderà dalle opportunità che
mi
si presenteranno. Certo, se ce ne fosse la possibilità, mi
piacerebbe restare qui, perché l’IFOM è, secondo me,
una
delle migliori realtà scientifiche in Italia e in Europa in questo
settore.”
Trentadue anni appena
compiuti, biologo, ricercatore
all’IFOM, Andrea
Disanza studia il movimento
delle cellule, o meglio (per
usare una terminologia scientifica
più corretta), la ‘dinamica
della motilità cellulare’, un settore
della ricerca
fondamentale per
la comprensione
dei fenomeni coinvolti
nella formazione
delle metastasi
tumorali. Per
il suo lavoro innovativo
in questo settore si è
aggiudicato l’edizione 2005 del
Premio nazionale ‘Cecilia Cioffrese’
indetto dalla Fondazione
Carlo Erba.
Tra le motivazioni del Premio,
che ogni anno è assegnato
a un giovane scienziato italiano
impegnato nella ricerca sul
cancro o sulle malattie virali,
l’eccellente curriculum con
pubblicazioni di altissimo livello
(numerosi articoli su Nature
Cell Biology) e il lavoro di ricerca
su un argomento ‘di frontiera’,
dalle grandi potenzialità per
la messa a punto di terapie farmacologiche
anticancro.
La cerimonia
di premiazione
si è svolta il 12
maggio scorso
presso l’Istituto
nazionale tumori
di Milano.
“È davvero gratificante” ha
detto Disanza il giorno della
premiazione “veder riconosciuto
il valore del proprio lavoro.
E credo che il merito più grande
di premi come questo sia
rappresentato dalla visibilità
che offre a noi giovani, permettendoci
un confronto più
ampio con il pubblico e con la
comunità scientifica”.
Il Premio ‘Cecilia Cioffrese’,
istituito nel 1988, è riservato a
giovani ricercatori italiani laureati
in medicina e chirurgia,
scienze biologiche, farmacia,
chimica e tecnologia farmaceutiche,
chimica e altre discipline
biomediche: una strategia lungimirante,
che punta a migliorare
la qualità della scienza italiana
e a garantirne la competitività
a livello internazionale. “Il Premio” è il
commento del presidente della Fondazione
Carlo Erba Renzo Mattiussi “è
molto ambito e i vincitori sono
sempre di altissimo livello nel
campo della ricerca. È motivo
di grande soddisfazione sapere
che molti dei premiati ora
occupano posti di rilievo nel
mondo della ricerca scientifica
italiana. Vorrei anche segnalare
che è il secondo anno di seguito
che il premio viene assegnato
ad un ricercatore dell’IFOM”.
Ai premiati viene
assegnato un premio personale
in denaro pari a 10 mila euro.
CELLULE
MIGRANTI
All’IFOM Disanza si occupa
dello studio dei fenomeni
molecolari responsabili della
migrazione cellulare. Quei
fenomeni che, in risposta agli
stimoli esterni alla cellula, controllano
lo spostamento cellulare
attraverso alterazioni delle
struttura del citoscheletro (il
citoscheletro è una struttura di
filamenti, in pratica una sorta
di ‘impalcatura’ della cellula).
Proprio il ‘rimodellamento
dinamico’ del citoscheletro,
cioè la sua capacità di cambiare
forma continuamente,
genera le forze che consentono
a una cellula di muoversi (cioè,
appunto, di ‘migrare’), una
capacità essenziale in molti
importanti processi fisiologici.
Nel sistema immunitario, ad
esempio, dove le cellule devono
essere in grado, una volta
ricevuto il segnale d’allarme
causato da un danno (infiammazione,
ferita), di recarsi sul ‘luogo dell'incidente’ per
riparare i tessuti danneggiati. O
nello sviluppo dell’embrione,
dove le cellule devono spostarsi
per posizionarsi laddove
dovranno svilupparsi nuovi
organi e nuove reti vascolari.
In particolare, Disanza ha concentrato
la sua attenzione su
una delle molecole coinvolte
nella migrazione, la proteina
Eps8. “Questa proteina” spiega
il giovane scienziato “appartiene
alla famiglia delle cosiddette ‘capping protein’,
in italiano si potrebbe dire ‘proteine cappuccio’,
che controllano, attraverso
una serie di complessi
processi, l’avanzamento dei
filamenti che costituiscono il
citoscheletro. Per essere precisi,
si tratta di un ingegnoso meccanismo
che, mentre aggiunge
un pezzetto a un’estremità di
ogni filamento, ne sottrae uno
dall’estremità opposta. Il risultato è che
tutto il filamento, e quindi il citoscheletro, si sposta
lungo la direzione di accrescimento.”
Il lavoro di Disanza porta
un importante contributo alla
ricerca sui tumori. La migrazione
cellulare, infatti, è
anche uno dei fenomeni
implicati nel processo di
metastatizzazione che rende
così gravi molte forme di cancro.
Chiarire i meccanismi
molecolari che regolano la
migrazione può dunque contribuire
significativamente a
quel tipo di ricerca, detta traslazionale,
mirata all’identificazione
di bersagli terapeutici
da prendere di mira con farmaci
specifici. “Il gene Eps8”
aggiunge Disanza “è espresso
in misura eccessiva in alcuni
tipi di tumori del colon, della
mammella e dell’ovaio ad alto
potenziale metastatico. È
quindi un candidato molto
interessante per rappresentare
un nuovo bersaglio terapeutico,
anche perché, tra le sue
molteplici funzioni, c’è anche
la proprietà di ‘modulare’ la
direzione di accrescimento dei
filamenti, e quindi in definitiva
di stabilire la direzione di
migrazione della cellula”.