Nasce a Milano il più grande polo
di ricerca oncologica in Europa.
Una condivisione di spazi, ma anche
di intenti
Il Campus IFOM-IEO in cifre
- 24.000 metri quadri
- 12.000 metri quadri di laboratori
- 600 postazioni di ricerca disponibili
- 9 Km di fibre ottiche
- 3.800 prese di rete
- 18 milioni di euro investiti in strumentazione di routine
- 15 milioni di euro investiti in piattaforme tecnologiche in
genomica
- 467 persone di cui 401 ricercatori
Il più grande polo di ricerca
oncologica in Europa è stato
inaugurato a Milano il 16
aprile scorso: è il Campus
IFOM-IEO, risultato del trasferimento,
in un’area adiacente
all’Istituto FIRC di oncologia
molecolare (IFOM), di una
gran parte del personale e delle
attività di ricerca dell’Istituto
europeo di oncologia (IEO),
con l’obiettivo di costituire un
vero e proprio Campus ‘all’americana’,
ovvero un luogo
dove ricercatori di diversa provenienza
possano scambiarsi informazioni
e collaborare per ottenere
i massimi risultati.
“Il Campus IFOM-IEO
rappresenta una grande opportunità,
in quanto aumenta la
massa critica delle risorse disponibili
in modo sinergico, riducendo
i costi della ricerca e aumentandone
la qualità scientifica”
ha detto Piero Sierra, presidente
di AIRC, alla cerimonia
di inaugurazione. “Inoltre costituisce
una grande opportunità
di sviluppo per il programma di
medicina molecolare che porterà
sempre più frequentemente e
in fretta i risultati al letto del
paziente. Se, come penso, la
formula avrà successo, costituirà
un importante precedente
per la gestione efficiente della
ricerca in Italia”.
TANTE ISTITUZIONI PER UN SOLO CAMPUS
L’IFOM è nato nel 1998 per
fornire un luogo fisico di collaborazione
e aggregazione per
scienziati provenienti da realtà
diverse: e infatti ne fanno già
parte ricercatori affiliati all’IEO
stesso, all’Università di Milano,
all’Istituto tumori di Milano
(INT), all’Istituto di ricerche
farmacologiche Mario Negri, al
Parco biomedico San Raffaele,
all’Università di Genova e all’Istituto
per la ricerca sul cancro
di Candiolo (Torino).
“Il trasferimento del gruppo
di ricerca dell’IEO
nel Campus è il risultato
di una visione
comune delle
due istituzioni e
della lungimiranza
della FIRC e di
Giuseppe Della Porta, attuale
presidente di IFOM, che quasi
dieci anni fa ne ha fortemente
voluto e orientato la nascita” ha
spiegato Pier Giuseppe Pelicci,
coordinatore della ricerca presso
l’IEO. “Solo così possiamo
sperare di ottenere grandi risultati
in alcuni campi importanti
della ricerca, come la genomica,
che consente di identificare bersagli
per futuri farmaci intelligenti,
e le cellule
staminali tumorali,
sulle quali il
Campus è all’avanguardia,
non
solo per l’Italia”.
Creare grandi
poli di ricerca è una tendenza
comune a tutto il mondo sviluppato:
è l’unico modo per affrontare
i costi di questa attività
concedendo, allo stesso tempo,
ai ricercatori, di disporre delle tecnologie più avanzate, costose
(come ben sa la FIRC, che dal
1998 a oggi ha finanziato l’IFOM
con oltre 80 milioni di
euro) ma efficaci nel produrre
rapidamente risultati.
“Grazie a questa convivenza
potremo condividere, per
esempio, le piattaforme oncologiche
computerizzate, alcuni
laboratori e diversi servizi tecnologici”
spiega ancora Pelicci.
Il programma è ancora più
ambizioso, ha raccontato Pier
Paolo Di Fiore, direttore scientifico
di IFOM: “La ricerca
deve imparare a finanziarsi da
sé, anche se non potrà mai fare
a meno del contributo dello
Stato e di quello delle charities
come AIRC e FIRC. Per questo
il Campus IFOM-IEO
ospiterà anche un consorzio
tecnologico, la cui funzione
sarà quella di ‘inventare’ nuove
tecnologie per la ricerca e poi
metterle a disposizione non
solo dei ricercatori interni, ma
anche di quelli esterni, le cui
istituzioni possono trovare
conveniente pagare per servizi
che non potrebbero sostenere
da sole”.
AL SERVIZIO DEL PAZIENTE
L’innovazione tecnologica
non serve solo alla ricerca di
base, ma anche ai pazienti,
perché consente, per esempio,
un rapido accesso a test diagnostici.
“Presso il Campus
IFOM-IEO in collaborazione
con l’INT abbiamo già messo
a punto una tecnica che ci
consentirebbe di fare rapidamente
(in due-tre giorni) e con
costi molto ridotti i test genetici
per la predisposizione ai
tumori della mammella e del
colon” spiega ancora Di Fiore.
“Questo significa che, mentre
oggi questi test vengono eseguiti
anche in Italia in diversi
centri ma con attese di mesi e
con costi molto alti, noi potremmo
farli in poco tempo
con costi ridotti per tutta l’Italia”.
La diffusione di questa tecnologia
è bloccata da questioni
burocratiche, perché il Sistema
sanitario nazionale non è convenzionato
con il Campus e,
soprattutto, non prevede una
modalità di rimborso apposita.
“Sarebbe però giusto ottenere
questo riconoscimento dalle
istituzioni” ha continuato Di
Fiore “perché molte persone,
in Italia, si sottopongono a test
non sufficientemente accurati
presso centri privati, pagando
di tasca propria”.
La forza del Campus sta
anche nella possibilità di usufruire
della struttura ospedaliera
dell’IEO e del suo Programma
di medicina molecolare,
per facilitare il passaggio delle
scoperte dal laboratorio al letto
del paziente, come ha ricordato
Umberto Veronesi, direttore
scientifico dell’IEO: “È necessario
testare le nuove scoperte,
ma bisogna farlo, senza aspettare
troppo tempo. Questo è il
compito della medicina molecolare,
e presso il Campus questa
interazione tra ricerca e
cura dovrebbe essere rafforzata.
Non solo: l’IFOM ha già ottenuto
risultati eccellenti in alcuni
ambiti, come per esempio
quello delle staminali tumorali,
che presto potrebbero essere
a disposizione dei pazienti”.
SPAZIO ALLA FORMAZIONE
Il nuovo Campus non si limiterà
a fare ricerca, anche se
questo è e resterà il suo obiettivo
principale: “Un’istituzione
scientifica deve fare anche formazione”
spiega Di Fiore. “Per
questo noi ospitiamo i dottorati
di ricerca della Scuola europea
di medicina
molecolare
(SEMM) e, in collaborazione
con l’Università di Milano,
abbiamo varato il dottorato
in bioetica. Si tratta di corsi
molto ambiti, che attraggono
studenti anche dall’estero. Il
Campus dovrà fare anche questo:
rendere disponibile, per gli
scienziati stranieri, un ambiente
stimolante e all’avanguardia,
presso il quale diventi importante
recarsi per un certo periodo
della propria vita di ricercatore.
La scienza, infatti,
non può essere fatta al chiuso:
non si può essere scienziati di
un solo Paese né di una sola
istituzione. La scienza è apertura,
condivisione: iniziamo a
condividere i nostri spazi con
l’IEO per poi condividere le
nostre idee con il resto del
mondo”.