Molte le novità portate
a Milano dagli esperti
internazionali: buone notizie
per accelerare il passaggio
delle conoscenze
dal laboratorio alla clinica

Una banca dati per sapere
tutto sul carcinoma della
mammella: è il progetto
che ha presentato Julio Celis,
direttore dell’Istituto di biologia
del cancro della Danish
Cancer Society al secondo
Cancer Meeting internazionale
che si è svolto
dal 5 all’8 maggio
scorso presso il
Campus IFOM-IEO.
“Ci siamo resi
conto che i nostri
gruppi di ricerca
lavoravano in modo frammentato,
senza condividere i propri
risultati. In pratica c’era chi
sapeva tutto su un gene, chi su
una proteina, ma mancava il
quadro generale. Solo questo,
infatti, consente di trasformare
le informazioni ottenute con la
ricerca di base in cure per
migliorare la vita dei malati”
ha spiegato Celis. “Così stiamo
unendo le forze e abbiamo già
archiviato in un database
accessibile a tutti i ricercatori i
dati biologici provenienti da
oltre 100 pazienti. Contiamo
di arrivare a 500 pazienti nei
prossimi quattro
anni”.
L’obiettivo del
progetto danese è
quello, per esempio,
di trovare dei
biomarcatori nel
sangue, ovvero di
scoprire quali sono le sostanze
individuabili con un semplice
prelievo e che possono facilitare
la diagnosi precoce di questo
tumore, oppure la definizione
di una prognosi precisa
sulla base delle caratteristiche
genetiche del singolo tumore.
Un progetto simile a quello
portato avanti da Carlos Caldas,
del Dipartimento di oncologia
dell’Università di Cambridge,
in Gran Bretagna. “Anche noi stiamo lavorando
per identificare marcatori per
la diagnosi precoce e per la
prognosi. Ma non solo. Stiamo
anche portando avanti uno
studio, chiamato NeoTANGO,
sulla chemioterapia neoadiuvante,
cioè quella che si
somministra per ridurre le
dimensioni di un tumore
prima di operarlo”.
Lo studio
NeoTANGO recluterà 800
partecipanti e cercherà di correlare
la risposta alla cura farmacologica
con il profilo genetico
del tumore: così si saprà a
priori su quali pazienti la cura è efficace.
MOLECOLE
DA PUNTA
La tecnologia viene in aiuto
anche in altri campi della ricerca
oncologica, come ha spiegato
William C. Hahn del Dana-
Farber Cancer Institute di
Boston, negli Stati Uniti, che
ha creato un vero e proprio
archivio di segugi per andare
sulle tracce del tumore. In pratica
ha creato quella che in
gergo si chiama una libreria di
RNA interferenti, che funzionano
secondo un principio
predatore-preda. “Le mie
molecole segugio, che sono
oltre 100mila, sono in grado di ‘agganciarsi’ a
oltre 22mila geni” spiega Hahn. “Così, se
voglio sapere se in un certo
tumore è espresso un determinato
gene, mando il segugio
corrispondente a ‘stanarlo’.
Questo è preziosissimo per la
ricerca ma non solo: anche per
fare diagnosi precoce, per valutare
il rischio individuale di
ammalarsi o per fare una prognosi
sulla base delle caratteristiche
genetiche del tumore.
Inoltre abbiamo identificato
un centinaio di geni che sono
coinvolti nella cancerogenesi,
ma di cui non conosciamo
ancora il ruolo: quando lo scopriremo,
potremo creare farmaci
intelligenti in grado di
bloccarne l’azione”.
UN
NUOVO FARMACO
Al Cancer Meeting c’è stato
spazio anche per cure innovative
già arrivate al letto del
paziente. È il caso di un farmaco,
la decitabina, approvato poche settimane fa dalla Food
and drug administration statunitense,
che ‘spegne’ i geni
responsabili della sindrome
mielodisplastica, un’alterazione
del sangue che può trasformarsi
in leucemia mielode cronica.
“La novità di questo farmaco
biologico è che agisce sulle
alterazioni epigenetiche, cioè
sui cambiamenti delle sostanze,
il più delle volte proteine,
che affiancano il DNA nel
costituire i geni” ha raccontato
Peter Jones, del Norris Cancer
Center dell’Università della
California del Sud a Los Angeles,
che ha condotto gli studi
preliminari. “Solo recentemente
si è scoperta l’importanza
dei cambiamenti epigenetici
per la genesi dei tumori, e questo è il primo farmaco
in grado di interferire con essi”.
UN
BILANCIO POSITIVO
Il Cancer Meeting ha ospitato
altri importanti relatori
internazionali ed esperti italiani.
Il bilancio è stato più che
positivo. “Abbiamo puntato
sulla cosiddetta traslazionalità
della ricerca, quella che vuole
trasferire il più rapidamente
possibile i risultati dal laboratorio
alla clinica” spiega Ugo
Cavallaro, direttore del programma
di ricerca IFOM Adesione
cellulare nella progressione
neoplastica e nell’angiogenesi e
membro del Comitato scientifico
e organizzatore. “I settori
su cui si è focalizzato il convegno
sono infatti quelli dai
quali ci aspettiamo che emergano
molto presto nuove idee
per nuovi approcci diagnostici
e terapeutici, destinati a
migliorare significativamente
le opportunità di cura per i
pazienti”.