CANCER MEETING 2004
Scienza eccellente e partecipazione attiva


di Francesca Noceti
Estratto dal notiziario "Fondamentale" Giugno 2004


Duecento ricercatori si sono incontrati dall’11 al 14 marzo a Milano, in occasione del primo Meeting Internazionale IFOM-IEO sui tumori.

Scienza eccellente e partecipazione attiva. È questa la formula scelta per il primo Meeting Internazionale IFOM-IEO sui tumori, svoltosi a Milano dall’11 al 14 marzo. Il “Cancer Meeting”, concepito per creare un’occasione di scambio intellettuale tra scienziati e per stabilire relazioni scientifiche tra chi lavora in Italia e chi lavora all’estero, si è tenuto nel nuovo Campus milanese che ospita l’Istituto FIRC (Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) di Oncologia Molecolare (IFOM) e l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO). I duecento scienziati partecipanti provenivano dai centri più importanti della ricerca oncologica mondiale. Tra gli argomenti trattati: angiogenesi; meccanismi di comunicazione dei componenti delle cellule (questi meccanismi sono spesso responsabili degli “errori di montaggio” che possono dare origine ai tumori); sistemi di controllo del ciclo cellulare; studio dei telomeri e dei processi di invecchiamento delle cellule; epigenetica del cancro (lo studio cioè delle modificazioni del DNA connesse all’insorgenza dei tumori).

«Abbiamo lavorato», ha spiegato Andrea Musacchio, direttore del programma di ricerca in “Biologia Strutturale” presso l’IEO e membro, insieme a Marco Foiani (IFOM) e Kristian Helin (IEO) del Comitato organizzatore del Meeting, «per raggiungere il livello scientifico più alto possibile. Per questo abbiamo invitato i nomi più prestigiosi dell’oncologia molecolare internazionale e abbiamo ideato un convegno che, sul modello americano dei grandi congressi scientifici, avesse una formula di partecipazione attiva, con relazioni plenarie e successive sessioni di discussione aperte a tutti i partecipanti. Così concepito, il meeting ha rappresentato per i ricercatori italiani e stranieri un’opportunità per stabilire contatti scientifici forti e proficui».



Milano. Il “Cancer Meeting” ha creato un’occasione di scambio intellettuale tra ricercatori e ha permesso di stabilire
relazioni scientifiche tra chi lavora in Italia e chi lavora all ’estero.

Ma non solo. «IFOM e IEO», continua Musacchio, «hanno intrapreso un’operazione di fusione delle proprie attività scientifiche nel nuovo Campus, con l’obiettivo di creare sinergie tali da rendere il Campus stesso un punto di riferimento della ricerca europea. Il meeting, partito quest’anno e che avrà cadenza biennale, vuole essere anche un’occasione di visibilità per l’“operazione Campus”».

Diagnosi sempre più personalizzate

Tra le quasi sessanta relazioni che si sono susseguite durante le quattro giornate del Meeting, ha suscitato particolare interesse l’intervento di Joan Massagué, del Cancer Biology and Genetic Program, Howard Hughes Medical Institute, Memorial Sloan-Kettering Cancer Center (New York). Massagué ha scoperto che le cellule metastatiche del tumore al seno sono caratterizzate da “firme genetiche” specifiche per ogni organo invaso. Una scoperta che aggiunge importanti informazioni a uno studio pubblicato lo scorso anno dallo stesso Massagué sulle metastasi al midollo osseo (Cancer Cell, giugno 2003).

«I risultati che avevamo ottenuto allora», ha spiegato Massagué, «suggerivano che, oltre all’insieme di geni caratteristici del tumore mammario primario, le cellule metastatiche del midollo osseo hanno bisogno di un’ulteriore popolazione di geni che mediano l’evento metastatico. Gli esperimenti che ho presentato al Meeting IFOM-IEO non solo confermano i dati dell’anno scorso, ma ci dicono che le metastasi del tumore al seno sono un processo multigenico complesso, determinato da gruppi di geni, specifici per ogni tessuto invaso, che agiscono in sovrapposizione ai geni che avevano causato inizialmente il tumore».

Il gruppo di Massagué ha identificato “firme genetiche” specifiche per le metastasi al midollo osseo, al polmone e alle ghiandole surrenali. I dati indicano che le “firme genetiche” sarebbero differenti non solo da metastasi a metastasi, ma anche da malato a malato: ciò aprirebbe la strada per prospettive future di diagnosi fortemente personalizzate. Nel frattempo, gli scienziati stanno mettendo a punto una tecnologia che consentirà lo screening di pazienti con metastasi già conclamate, per identificare i gruppi di geni che hanno determinato, in ogni paziente, la formazione delle metastasi. «A partire da questa informazione», ha concluso Massagué, «farmaci specifici potrebbero in futuro riuscire a rallentare la crescita delle metastasi».

Molto promettenti anche i risultati presentati da Jerry W. Shay, della University of Texas Southwestern Medical Center (Dallas). Shay ha illustrato una nuova terapia farmacologica, per ora alla fase di sperimentazione preclinica, in grado di prevenire in maniera significativa la formazione di metastasi del tumore al polmone.

Azione farmacologica altamente selettiva

La terapia, ha spiegato Shay, “mira” ai “telomeri”, le estremità del DNA che si accorciano naturalmente a ogni replicazione successiva delle cellule del nostro corpo. Quando in una cellula normale i telomeri diventano troppo corti, i meccanismi di controllo del DNA se ne accorgono e, per evitare di danneggiare parti essenziali del corredo genetico, fermano la replicazione della cellula. Ma ciò non accade nelle cellule tumorali, che sono invece in grado di mantenere i loro telomeri a una lunghezza minima sufficiente per continuare a moltiplicarsi all’infinito e diventare, in questo modo, immortali.

«Nel 90-95 per cento di tutti i tumori umani», ha spiegato Shay, «viene attivato un enzima, normalmente attivo solo nell’embrione fino alla 18ma-21ma settimana di gestazione, capace di riparare indefinitamente i telomeri. Questo enzima si chiama telomeracienza si e, in pratica, riattacca nuovi nucleotidi alle estremità del DNA prima che queste diventino troppo corte ».

Con questa premessa, gli scienziati già da tempo ritenevano che la telomerasi potesse rappresentare il bersaglio terapeutico ideale per farmaci anticancro di nuova generazione. Niente o quasi effetti collaterali (perché nelle cellule normali l’enzima è comunque inattivo) e azione farmacologica altamente selettiva: l’inibizione della telomerasi, in teoria, dovrebbe uccidere esclusivamente le cellule neoplastiche, lasciando inalterati i tessuti sani. Un’ipotesi di lavoro che, oggi, sarebbe dimostrata dagli esperimenti di Shay e colleghi.

Già in fase di sperimentazione

Gli scienziati, in collaborazione con una società farmaceutica, sono oggi alla fase di sperimentazione preclinica (necessaria per ottenere dalla Food and Drug Administration americana l’autorizzazione a passare alla sperimentazione clinica sull’uomo) di un nuovo composto inibitore della telomerasi. I risultati, in vitro e in vivo, sono significativamente positivi sia in termini di atossicità, sia in termini di efficace prevenzione della diffusione di metastasi del tumore al polmone elle cavie di laboratorio.

«La nostra speranza», ha concluso Shay, «è che l’inibizione della telomerasi, in associazione con la terapia convenzionale anticancro, possa dimostrarsi un approccio efficace, soprattutto nella prevenzione della metastatizzazione in malati che sono già stati sottoposti all’asportazione chirurgica del tumore primario».

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