a cura della redazione
Estratto dal notiziario "Fondamentale" Gennaio 2009

Meglio trasformarsi in ‘palle elastiche’ o allungare ‘tentacoli’ capaci di muoversi anche in spazi estremamente ridotti? È la decisione strategica che le cellule delle metastasi devono di volta in volta adottare per intrufolarsi negli interstizi tra i tessuti dell’organismo a ‘maglie strette’ e così insediarsi in organi lontani dal tumore d’origine.
Uno degli interruttori
molecolari che consente di
passare da una forma all’altra
è un complesso formato
dalle proteine RAB5 e RAC
ed è stato recentemente individuato
da un team di scienziati
dell’IFOM di Milano.
La scoperta è stata pubblicata
sulla prestigiosa
rivista
scientifica Cell
ed è il risultato
di uno studio
condotto dai
gruppi di Pier
Paolo Di Fiore,
responsabile del Programma
‘Determinanti genetici della
trasformazione neoplastica e
della progressione tumorale’
presso IFOM, e Giorgio
Scita, direttore del gruppo di
ricerca IFOM ‘Dinamica
della regolazione del segnale
nella motilità cellulare’.
Nuovi bersagli anti disseminazione
La scoperta apre anche
interessanti prospettive di
applicazione terapeutica:
“Finora i farmaci usati nel
tentativo di bloccare la disseminazione
del cancro si basavano
sull’inibizione di alcune
proteine, le cosiddette
metalloproteasi, in grado di
creare spazi dove il tumore si
può insediare. Ma questi
tentativi sono falliti, perché
si è visto che le strategie di
migrazione delle metastasi
sono molto diverse tra loro e
non dipendono sempre dalle
metalloproteasi. Se queste
non funzionano, le cellule
metastatiche possono cambiare
forma e adattarsi a passare
attraverso spazi molto piccoli.
Ci interessava allora capire il
funzionamento, a livello
molecolare e cellulare, di questo
sistema di adattamento. E
le due proteine individuate,
RAB5 e RAC, fanno proprio
questo, agendo praticamente
come promotori della migrazione.
Possiamo quindi considerarli
due nuovi e interessanti
bersagli terapeutici".
Obiettivo sulla cellula in movimento
Di Fiore e Scita hanno ottenuto tali risultati grazie a una metodologia sperimentale molto innovativa (pochissimi altri centri europei la impiegano) che accoppia l’imaging cellulare (una tecnica di visualizzazione cellulare ad alta risoluzione e in tempo reale) alla crescita in laboratorio di tessuti artificiali: grazie a ciò i ricercatori sono riusciti a determinare la modalità di migrazione. "Ci siamo accorti che in particolari condizioni la forma cellulare cambiava improvvisamente mentre le cellule si muovevano”. Poi hanno scoperto il ruolo delle due proteine in questo cambiamento e hanno fatto alcuni esperimenti in vitro e in vivo: inibendo, per mezzo della genetica molecolare, l’attività di RAB5 e di RAC si può cambiare il modo in cui migrano le cellule metastatiche. “In futuro” concludono gli autori “forse potremo rallentare o addirittura bloccare la disseminazione metastatica di molti tumori solidi di origine epiteliale, come il melanoma, il tumore del colon e quello dell’utero".
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