di Cristina Ferrario
Estratto dal notiziario "Fondamentale" Dicembre 2008
Il gruppo IFOM che studia l’angiogenesi ha scoperto un nuovo potenziale bersaglio utile non solo nel cancro ma anche in altre patologie
Il progetto in cifre

Cosa si sapeva
- Le giunzioni intercellulari controllano
la permeabilità dei vasi
sanguigni, ma segnalano anche
la posizione e i limiti di
crescita cellulare.
- La VE-caderina svolge
un ruolo nella comunicazione
all’interno della cellula
ed è un ottimo bersaglio
per terapie
antiangiogeniche.
Cosa aggiunge lo studio
- È stata identificata
la via attraverso cui la
VE-caderina
controlla la struttura delle
pareti dei vasi.
- La VE-caderina regola
la produzione di Claudina 5,
una
proteina indispensabile per
la stabilità dei vasi,
che risulta
modificata in molte
malattie oltre al cancro (ictus, infarto,
emorragia cerebrale).
Quali sono i meccanismi che rendono possibile il mantenimento della struttura dei vasi sanguigni? La risposta arriva da un ricerca italiana condotta da Andrea Taddei e altri ricercatori della fondazione IFOM (Istituto FIRC di oncologia molecolare) di Milano.
L’architettura dei vasi sanguigni è complessa: le pareti, infatti, permettono gli scambi con l’esterno e sono costituite da cellule che comunicano tra di loro. In particolare le cellule delle pareti interne dei vasi sanguigni (cellule endoteliali) si ‘parlano’ tramite strutture chiamate giunzioni cellulari che svolgono diverse funzioni: tenere unite le cellule e regolarne la convivenza determinando i limiti di crescita e di posizione della cellula stessa.
Una molecola chiave per il controllo di questi meccanismi è la VE-caderina, scoperta circa 10 anni fa da Elisabetta Dejana, oggi responsabile del Programma di ricerca sull’angiogenesi dell’IFOM. La VE-caderina è uno dei principali fattori di unione tra le cellule dei vasi e costituisce dunque un importante bersaglio per le terapie antiangiogenesi, che mirano a bloccare la formazione di nuovi vasi da parte del tumore. Il lavoro di Taddei ha svelato il meccanismo attraverso il quale la VE-caderina trasferisce al nucleo il segnale che porta ad attivare il gene della Claudina 5, indispensabile per stabilizzare la struttura dei vasi.
La Claudina-5 è il costituente principale delle cosiddette giunzioni strette (tight junction) e rende la parete del vaso stabile e ‘chiusa’ rispetto alle infiltrazioni di molecole dall’esterno. Quando l’attività della VE-caderina viene bloccata, diminuisce il livello di Claudina 5 e i vasi diventano più fragili e permeabili.
In campo oncologico si può
pensare di agire su questi meccanismi
per indebolire e
distruggere i nuovi vasi generati
dal tumore, mentre in altri casi,
come per esempio nell’emorragia
cerebrale, ci si può muovere
nella direzione opposta, tentando
di rinforzare la parete del
vaso e impedendo che si rompa.
Le ripercussioni di queste scoperte
non si limitano dunque
alla lotta contro il cancro. “È la
dimostrazione del valore trasversale
della ricerca di base”
afferma Elisabetta Dejana. “Partendo
da meccanismi biologici
fondamentali si giunge a scoperte
ricche di implicazioni valide
per aree di applicazione
apparentemente lontane”.
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