Il gruppo IFOM che studia
l’angiogenesi ha scoperto
un nuovo potenziale bersaglio
utile non solo nel cancro
ma anche in altre patologie
Il progetto in cifre
Cosa si sapeva
- Le giunzioni intercellulari controllano la permeabilità dei vasi
sanguigni, ma segnalano anche la posizione e i limiti di
crescita cellulare.
- La VE-caderina svolge un ruolo nella comunicazione
all’interno della cellula ed è un ottimo bersaglio per terapie
antiangiogeniche.
Cosa aggiunge lo studio
- È stata identificata la via attraverso cui la VE-caderina
controlla la struttura delle pareti dei vasi.
- La VE-caderina regola la produzione di Claudina 5, una
proteina indispensabile per la stabilità dei vasi, che risulta
modificata in molte malattie oltre al cancro (ictus, infarto,
emorragia cerebrale).
Quali sono i meccanismi
che rendono possibile il
mantenimento della
struttura dei vasi sanguigni? La
risposta arriva da un ricerca italiana
condotta da Andrea Taddei
e altri ricercatori della fondazione
IFOM (Istituto FIRC
di oncologia molecolare) di
Milano.
L’architettura dei vasi sanguigni
è complessa: le pareti,
infatti, permettono gli scambi
con l’esterno e sono costituite
da cellule che comunicano tra
di loro. In particolare le cellule
delle pareti interne dei vasi sanguigni
(cellule endoteliali) si
‘parlano’ tramite strutture chiamate
giunzioni cellulari che
svolgono diverse funzioni:
tenere unite le cellule e regolarne
la convivenza determinando
i limiti di crescita e di posizione
della cellula stessa.
Una molecola chiave per il
controllo di questi meccanismi
è la VE-caderina, scoperta circa
10 anni fa da Elisabetta Dejana,
oggi responsabile del Programma
di ricerca sull’angiogenesi
dell’IFOM. La VE-caderina
è uno dei principali fattori
di unione tra le cellule dei vasi
e costituisce dunque un importante
bersaglio per le terapie
antiangiogenesi, che mirano a
bloccare la formazione di nuovi
vasi da parte del tumore. Il
lavoro di Taddei ha svelato il
meccanismo attraverso il quale
la VE-caderina trasferisce al
nucleo il segnale che porta ad
attivare il gene della Claudina
5, indispensabile per stabilizzare
la struttura dei vasi.
La Claudina-5 è il costituente
principale delle cosiddette
giunzioni strette (tight
junction) e rende la parete del
vaso stabile e ‘chiusa’ rispetto
alle infiltrazioni di molecole
dall’esterno. Quando l’attività
della VE-caderina viene bloccata,
diminuisce il livello di
Claudina 5 e i vasi diventano
più fragili e permeabili.
In campo oncologico si può
pensare di agire su questi meccanismi
per indebolire e
distruggere i nuovi vasi generati
dal tumore, mentre in altri casi,
come per esempio nell’emorragia
cerebrale, ci si può muovere
nella direzione opposta, tentando
di rinforzare la parete del
vaso e impedendo che si rompa.
Le ripercussioni di queste scoperte
non si limitano dunque
alla lotta contro il cancro. “È la
dimostrazione del valore trasversale
della ricerca di base”
afferma Elisabetta Dejana. “Partendo
da meccanismi biologici
fondamentali si giunge a scoperte
ricche di implicazioni valide
per aree di applicazione
apparentemente lontane”.