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Notizie da FIRC
IFOM
Estratto dal notiziario "Fondamentale" Dicembre 2007

Aria esotica in LABORATORIO

di Roberta Marilli
Non sono solo gli italiani ad andare all’estero a fare ricerca, ma anche gli stranieri a venire in Italia, purché gli si offra un ambiente all’avanguardia
Italia: pro e contro

Una recente indagine della CRUI (Conferenza dei rettori delle università italiane) ha messo in luce i maggiori problemi che incontrano i ricercatori stranieri che lavorano in Italia. Per gli scienziati extra Unione europea il principale ostacolo riguarda le procedure di ingresso e soggiorno, troppo lunghe e laboriose.

Quasi la metà degli intervistati segnala difficoltà per quanto attiene alla copertura sanitaria (49,8 per cento) e alla ricerca dell’alloggio (44,8 per cento). Inoltre il 28,3 per cento di essi ha avuto problemi nel reperire informazioni e il 24 per cento a completare le procedure richieste. Le procedure per il rilascio dei visti sono troppo lunghe, i ricercatori si lamentano delle attese nei vari uffici e della difficoltà nella compilazione dei moduli che spesso sono disponibili solo in italiano. Al contrario, quasi tutti i ricercatori stranieri intervistati danno un giudizio molto positivo dell’ambiente di ricerca italiano: ben il 74 per cento dichiara di essere pienamente soddisfatto.

Per oltre il 50 per cento la presenza di attrezzature di laboratorio tecnologiche e innovative e il coinvolgimento in network internazionali sono buone o molto buone. La metà del campione promuove la ricerca italiana a pieni voti sia per quanto riguarda l’equilibrio di genere (cioè la paritaria presenza di uomini e donne nei laboratori) sia per l’accesso alla formazione per la ricerca. Molti tra loro hanno alte aspettative sulla possibilità di fare carriera nel nostro Paese. Il 42,6 per cento, infine, giudica buona o molto buona la presenza di centri d’eccellenza.

Al Campus IFOM-IEO l’atmosfera internazionale si respira già dalla reception. Sulla bacheca le presentazioni di congressi e attività sono rigorosamente in inglese, la lingua comune per i 400 scienziati – quasi un quinto stranieri – che lavorano qui.

In via Adamello a Milano il concetto di ‘fuga di cervelli’ suona fuori luogo. L’Istituto FIRC di oncologia molecolare, infatti, attrae ogni anno decine di specializzandi e ricercatori anche da Paesi all’avanguardia come Germania, Giappone e Stati Uniti.

 DALLA MOVIDA AL DUOMO

L’IFOM seleziona i giovani più promettenti, operando una sorta di ‘scouting’ attraverso borse di studio, grant e assegni di ricerca dedicati agli stranieri ma anche agli italiani attivi in altri Paesi. Come nel caso di Rodrigo Bermejo, trentunenne madrileno, in Italia dal 2003, specializzato in biochimica: “Dopo il dottorato, ero intenzionato a fare un’esperienza lavorativa negli Stati Uniti o in Inghilterra” racconta. “Poi in Spagna ho conosciuto Marco Foiani (co-direttore dell’IFOM, ndr), le cui ricerche mi interessavano molto. Così, grazie a una borsa di studio europea, ho avuto l’opportunità di unirmi al gruppo da lui diretto che si occupa di controllo del ciclo cellulare e stabilità del genoma”. In sostanza, il gruppo di Foiani si occupa di analizzare i modelli di risposta delle cellule al danno del DNA. Una ricerca finalizzata soprattutto alla messa a punto di nuovi farmaci antitumorali: “Rispetto alla Spagna, qui l’ambiente è molto più internazionale. La nostra équipe, per esempio, è composta da circa venti persone e gli stranieri sono tanti: oltre a me c’è un altro ricercatore spagnolo, una svizzera, due francesi, un dottorando albanese e una rumena” continua Bermejo.

Se all’interno del Campus non ha avuto nessun problema a inserirsi, Rodrigo non nasconde le iniziali difficoltà a adattarsi a una città come Milano: “Abituato alla Movida sono rimasto sconcertato quando ho visto piazza Duomo deserta alle nove di sera” scherza il giovane. Per il resto, la ‘way of life’ italiana non è molto diversa da quella spagnola. E poi non ci sono solo aspetti negativi: “Milano ha una posizione geografica congeniale per muoversi in Europa. In poche ore sei in Svizzera, in Germania o in Francia”. Tra un anno Rodrigo dovrà decidere se tornare in Spagna o andare altrove, magari per iniziare un nuovo progetto di ricerca. Del resto, la policy dell’IFOM è proprio quella di assicurare una continua rotazione dei ricercatori e un interscambio di saperi, esperienze professionali e culturali tra l’Italia e gli altri Paesi. Una sorta di ‘rete’ formata da tanti poli d’eccellenza, in cui nessun punto del network lamenta ‘fughe di cervelli’. Per questo è normale che, dopo quattro o cinque anni, il ricercatore venga incoraggiato a spostarsi ancora.

 FACCE DA TUTTO IL MONDO

Al Campus il gruppo dei ricercatori dell’Unione europea è il più consistente, ma non mancano scienziati e specializzandi extraeuropei, soprattutto tra i giovanissimi della SEMM, la Scuola europea di medicina molecolare nata nel 2001, come la ventottenne Betsabeh Khoramian Tusi, iraniana, Xuefen Chen, ventiquattro anni, trasferitasi in Italia da Singapore lo scorso gennaio, Margaret Curnutte, venticinque anni, da Boston, e Deepak Mittal, ventisei anni, indiano.

“Possibilità di pubblicare su riviste con impact factor elevatissimo, strumentazioni e tecniche all’avanguardia, cosa chiedere di più?”. Così spiega la sua decisione di trasferirsi in Italia Silke Gerboth, ventisette anni, dottoranda tedesca della SEMM, in forze al programma IFOM ‘Dinamica della regolazione del segnale nella motilità cellulare’, diretto da Giorgio Scita. Il team di cui fa parte studia i meccanismi biochimici che, in risposta agli stimoli esterni alla cellula, controllano lo spostamento cellulare attraverso alterazioni della struttura del citoscheletro. La cosiddetta ‘migrazione’ delle cellule è essenziale in molti importanti processi fisiologici. Purtroppo è anche uno dei fenomeni implicati nel processo di formazione delle metastasi che rende così gravi molte forme di tumore.

Un lavoro appassionante che Silke ha scelto dopo aver fatto un’esperienza in Svizzera, a Basilea, all’interno di un gruppo farmaceutico: “Ho conosciuto una collega che mi ha consigliato di venire qui” spiega. “All’inizio ho fatto molta fatica: mi ci sono voluti due anni per imparare l’italiano e comunicando solo in inglese sul lavoro non era facile vivere fuori dal campus”. Altro problema è stata la ricerca dell’alloggio: “Gli affitti qui sono salatissimi e, anche condividendo l’appartamento, i conti non quadrano mai”.

Nonostante tutto, oggi la giovane ricercatrice si è abituata alla città: adora gli aperitivi nei locali dei Navigli, si è convertita alla dieta mediterranea. “Ho comprato anche la macchina per fare la pasta in casa” dice orgogliosa. E, soprattutto, ha imparato a convivere, lei cresciuta tra la Germania e la precisissima Svizzera, con le peculiarità del popolo italiano: “Se qualcuno mi dice che arriva alle sei ora so che non lo vedrò arrivare prima delle sei e mezzo”.

L’IFOM è l’Istituto di oncologia molecolare della Fondazione italiana per la ricerca sul cancro e può continuare a crescere nella sua attività scientifica d’avanguardia grazie a quanti sostengono concretamente la Fondazione. Scopri come puoi contribuire anche tu senza versare denaro. Grazie!