Sta per partire un grande progetto
internazionale che si ripromette
di fare la mappa di tutti i geni
coinvolti nella formazione di un tumore.
Il tesoro? La cura contro il cancro.
Descrivere tutti i cambiamenti
genetici che caratterizzano
i vari tipi di
cancro: è questo l’obiettivo
dell’Atlante del genoma del
cancro (in inglese The Cancer
Atlas Genome o TCAG), un
progetto lanciato lo scorso
dicembre da due grandi istituti
di ricerca statunitensi,
il National
Cancer Institute
e il National
Human Research
Institute.
Un progetto
davvero ambizioso,
che durerà almeno dieci
anni e richiederà ogni anno un
investimento di 150 milioni di
dollari e che, alla fine, dovrebbe
portare a nuovi modi sempre
più efficaci di prevenire,
diagnosticare e trattare i vari
tipi di tumore.
“La grande sfida della ricerca
oncologica è rappresentata
dal fatto che il cancro non è
una singola malattia, ma un
insieme di moltissime malattie
diverse, ognuna con caratteristiche
uniche”, afferma Marco
Foiani, direttore dell’Unità di ‘Stabilità del
genoma’ dell’Istituto
FIRC di
oncologia molecolare
di Milano. “Per di più,
anche lo stesso
tipo di tumore
può avere esiti
differenti in
pazienti diversi. Purtroppo
oggi non siamo ancora in
grado di dire perché, per esempio,
in un certo paziente un
tumore alla prostata viene
curato con successo e in un
altro no. Sono proprio informazioni
di questo tipo a costituire
l’obiettivo del progetto
TCAG. D’altra parte, il tentativo
di capire cosa rende unico
ogni tumore è già da qualche
anno uno degli obiettivi dell’oncologia
molecolare, anche
se nell’ambito di progetti più
piccoli. Anche FIRC negli
ultimi anni ha investito molto
in questa direzione, finanziando
l’IFOM, che di questi
argomenti si occupa in modo
specifico, mentre AIRC ha
aiutato vari altri centri di
ricerca italiani”.
MOLTE
ALTERAZIONI,UN RISULTATO
In ogni tumore, un numero
elevato di alterazioni genetiche
causa cambiamenti nelle vie
biochimiche che garantiscono
il normale funzionamento
della cellula, facendo sì che la
cellula stessa cominci a moltiplicarsi
in modo incontrollato.
Non si sa, però, quali siano le
alterazioni significative per
ogni tipo di tumore. Il progetto
TCAG, quindi, intende scoprire,
per almeno 12 mila
diversi tipi di cancro, quali
sono esattamente le modificazioni
genetiche responsabili
dell’insorgenza, della progressione
e delle caratteristiche del
tumore: vuole quindi realizzare
una specie di carta d’identità
molecolare del tumore che
dica come si forma, ma anche,
per esempio, perché è resistente
a un certo farmaco o perché
ha la tendenza a formare metastasi
o recidive.
Insomma, uno sforzo di
ricerca davvero immenso: per
questo inizialmente ci si limiterà
a un progetto pilota della
durata di tre anni, che si concentrerà
su alcuni tipi di cancro in particolare, con il compito
di stabilire se l’intero progetto è davvero
fattibile. I tumori da cui partire non
sono ancora stati scelti, ma è
molto probabile che si tratterà
di quelli di cui si hanno già più
informazioni a livello molecolare,
come quelli che colpiscono
la mammella, il colon o il
polmone.
In ogni caso, una volta scelte
le forme tumorali su cui
lavorare, si attiverà per prima
cosa un centro di raccolta,
catalogazione e distribuzione
dei tessuti da esaminare: piccole
porzioni di tessuto sia tumorale
sia sano prelevati durante
normali procedure diagnostiche
e terapeutiche a pazienti
che abbiano dato il loro consenso
al progetto.
Questi campioni saranno
quindi inviati a centri di caratterizzazione
genomica, come
l’IFOM, che li analizzeranno
con diverse tecniche e, confrontando
i risultati ottenuti
per i due tipi di tessuti, cercheranno
di individuare le caratteristiche
molecolari proprie
delle cellule tumorali. Tra i fattori
presi in considerazione in
questa fase ci saranno per
esempio le modifiche nella
struttura dei cromosomi, lo
stato di attività o meno di specifici
geni e la presenza dei
cosiddetti cambiamenti epigenetici.
Questi ultimi sono
sempre più importanti: si tratta
infatti di cambiamenti chimici
che non riguardano la
sequenza di amminoacidi che
costituiscono l’informazione
genetica del DNA ma che colpiscono
tutte le altre molecole
che ‘tengono inseme’ la doppia
elica o che le consentono di
compattarsi per dar luogo ai
cromosomi. Per molti anni
sono stati considerati ininfluenti:
oggi si sa che le variazioni
epigenetiche possono
influenzare il comportamento
stesso dei geni.
Inoltre è diventato sempre
più chiaro che anche cambiamenti
di questo tipo possono
essere coinvolti nell’insorgenza
del cancro (oltre che in quella
di altre malattie), al punto che
alcuni mesi fa un gruppo di 40
ricercatori di tutto il mondo ha
proposto l’avvio di un Progetto
epigenoma che dovrebbe
descrivere tutte le alterazioni di
questo tipo. In attesa di questa
nuova iniziativa, però, anche il
progetto TCAG si occuperà di
epigenetica.
Tutti i dati raccolti nella
fase di caratterizzazione genomica
serviranno a individuare
le parti di DNA probabilmente
coinvolte nel processo di
formazione e sviluppo del
tumore. “Si tratta, insomma,
di un grandissimo progetto di
squadra, reso possibile solo dal
lavoro coordinato di gruppi di
ricerca di tutto il mondo specializzati
in diverse discipline”,
afferma Foiani, aggiungendo
che, tra l’altro, “il lavoro avrà
certo come ricaduta anche un
notevole avanzamento delle
tecnologie a disposizione”.
Ma a cosa serviranno in pratica
tutte queste informazioni
molecolari? Gli obiettivi a
lungo termine sono tre: migliorare
la prevenzione, la diagnosi
e la terapia. “Avere a disposizione
la carta di identità molecolare
di un tumore, per esempio,
permetterà di identificare dei
marcatori genetici che ne
segnaleranno la presenza anche
in uno stadio molto precoce”
sostiene Foiani. E sappiamo bene quanto
sia importante riusicre a identificare
presto un tumore,
visto che prima lo si scopre più probabilità si hanno
di
sconfiggerlo. Allo stesso
modo, si potrà suddividere
ogni tumore in diverse classi a
seconda delle caratteristiche,
per esempio la resistenza a un
certo farmaco. Sapere subito a
quale classe appartiene il tumore
di un paziente potrà far
risparmiare molto tempo in
fase di cura perché si potrà
sapere subito se vale la pena
utilizzare una determinata terapia
oppure no.
IL
PROGETTO GENOMA UMANO
Se oggi è possibile promuovere un progetto come l’Atlante
del
genoma del cancro è perché prima c’è stato il
Progetto Genoma
Umano, che ha portato al sequenziamento dell’intero genoma
umano. Avviato nel 1991 da un consorzio di diversi gruppi di
ricerca pubblici a cui poi si è affiancata anche la compagnia privata
Celera Genomics, il progetto si è concluso nell’aprile 2003,
permettendo la realizzazione di un vero e proprio catalogo di tutti
i geni umani presenti sui vari cromosomi. Una massa
impressionante di materiale grezzo che i ricercatori di tutto
il mondo possono ‘saccheggiare’, per esempio per cercare
di scoprire i geni responsabili delle varie malattie. È importante
sottolineare, inoltre, che dal progetto genoma umano è nato
anche un altro progetto importantissimo denominato HapMap, che
ha permesso di descrivere le differenze genetiche più
comuni tra gli esseri umani. Differenze fondamentali per capire,
per
esempio, perché un certo individuo è più suscettibile
di un altro ad
ammalarsi di alcune malattie, come diabete, Alzheimer e diversi
tipi
di tumore.
Non va dimenticato, infine, che sono stati proprio il Progetto
Genoma e il progetto HapMap a sviluppare la tecnologia adatta ad
affrontare, oggi, anche lo studio ad ampio spettro delle basi
molecolari del cancro.