di Francesca Noceti
Estratto dal notiziario "Fondamentale" Aprile 2004

Sono tutti d’accordo: «All’IFOM si produce scienza competitiva a livello internazionale». Lo affermano, con passione, i giovani scienziati reclutati dall’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare. Cervelli stranieri desiderosi di lavorare nel nostro Paese e italiani che tornano in patria. La politica di reclutamento dell’IFOM punta a far rientrare competenze preziose dall’estero, per rendere l’Italia in grado di generare proprietà intellettuale ed essere così altamente competitiva, a livello internazionale, in ambito scientifico, culturale ed economico.
E le ultime “reclute” IFOM, arrivate da pochissimo in Italia, soddisfano perfettamente i criteri di eccellenza richiesti per perseguire questo ambizioso obiettivo: Thomas Schneider, Juri Rappsilber, Ugo Cavallaro, Fabrizio d’Adda di Fagagna e Giuseppe Cassata sono giovani scienziati affermati nei campi della biologia strutturale, angiogenesi, proteomica, genetica dei modelli animali, biologia molecolare dell’invecchiamento cellulare. In comune hanno un percorso di formazione che si è snodato, nel corso degli ultimi anni, attraverso i principali centri di ricerca europei e statunitensi. E, a ognuno di loro, l’IFOM ha offerto la possibilità di creare un proprio gruppo di lavoro, di allestire laboratori tecnologicamente avanzati e di avviare un programma di ricerca originale. «In piena coerenza», spiega il direttore scientifico Pier Paolo Di Fiore, «con le missioni principali dell’Istituto, che sono: rappresentare un incubatore di conoscenza nel campo della postgenomica applicata allo studio dei tumori e creare, nello stesso campo, una forte e produttiva presenza scientifica italiana».

Thomas Schneider
nato a MUENSTER (WESTFALIA)
Il suo lavoro studia in dettaglio
la struttura molecolare delle
proteine con la tecnica dei raggi x.
Thomas Schneider, tedesco, è un fisico, specializzato in “cristallografia delle proteine”. Schneider, in pratica, “convince” le proteine a formare dei cristalli per studiarne in dettaglio la struttura molecolare con la tecnica dei raggi x.
«Dopo gli anni di esperienza in Germania e negli Stati Uniti», spiega Schneider, «cercavo un posto coerente con la mia competenza tecnica e che, al tempo stesso, mi desse la libertà e i mezzi per avviare un programma di ricerca innovativo. Detto fatto: oggi all’IFOM Schneider dirige il gruppo di ricerca in “Biocristallografia e bioinformatica strutturale », una disciplina modernissima che studia la struttura delle proteine utilizzando le nanotecnologie (robot che consentono di manipolare quantità minuscole di materiale biologico, dell’ordine di un miliardesimo di litro) e l’informatica. «Da un punto di vista professionale», continua Schneider, «l’IFOM rappresenta una situazione ideale: struttura valida, programmi chiari, niente burocrazia, prospettive di crescita, e una visione scientifica che condivido profondamente. E poi mi trovo benissimo anche umanamente, perché l’atmosfera è giovane e c’è molta armonia».

Juri Rappsilber
nato a BERLINO
Si dedica allo studio della
struttura,
della funzione
e delle interazioni delle
proteine.
Anche Juri Rappsilber, 32 anni, è tedesco, ma l’IFOM lo ha “importato” dalla Danimarca, dove era approdato dopo anni di studio e lavoro in Germania, negli Stati Uniti e in Scozia. Rappsilber si occupa di proteomica, la disciplina che studia la struttura, la funzione e le interazioni delle proteine. E all’IFOM sta avviando un programma di ricerca basato sull’utilizzo e lo sviluppo di strumenti ad alta tecnologia (come gli spettrometri di massa) per lo studio della proteomica.
«Ho scelto l’IFOM», sono le parole di Rappsilber, «perché è un istituto nuovo, quindi molto flessibile e dinamico, ed è nello stesso tempo una grande struttura, dove poter esplorare gli aspetti più applicativi, da un punto di vista medico, della mia disciplina. Ho trovato molta apertura mentale, una forte volontà di intraprendere nuove strade e un ambiente che promuove sia la razionalità, sia la creatività».

Ugo
Cavallaro
nato a
CATANZARO
Studia alcune
proteine coinvolte
nella
formazione
dei vasi sanguigni.
Due classici percorsi da “cervelli in fuga” sono stati invece quelli di Fabrizio d’Adda di Fagagna e di Ugo Cavallaro.
Dopo gli studi superiori a Catanzaro, la laurea in biologia a Firenze e nove anni di permanenza al San Raffaele-DIBIT di Milano nel 1999 Ugo Cavallaro ha lasciato l’Italia alla volta dell’Institute of Molecular Pathology di Vienna. Una partenza sofferta, anche perché gli ultimi sei anni, dal 1993 al 1999, erano stati segnati da una drammatica vicenda familiare: la prima figlia del giovane ricercatore, nata nel 1993, era affetta da una rarissima e praticamente sconosciuta anomalia dei cromosomi. Cavallaro (che per ironia della sorte si era specializzato proprio in citogenetica, la disciplina che studia le anomalie dei cromosomi) trascorse quei sei anni impegnandosi nella propria ricerca e nel coordinare una rete di pediatri, biologi molecolari e citogenetisti, nel tentativo di aiutare la bimba, che però morì nel febbraio del 1999.
Vienna dunque, e poi Basilea, dove Cavallaro è diventato uno specialista nel campo delle proteine di “adesione” (le proteine che permettono alle molecole di aderire le une alle altre e di formare dei tessuti compatti e impermeabili, come le pareti delle vene e delle arterie) e dell’angiogenesi (la disciplina che studia la formazione dei vasi sanguigni) normale e tumorale.
Anche Cavallaro ha parole di grande apprezzamento per l’IFOM, dove dirige il neonato gruppo di ricerca in “Adesione cellulare nella progressione neoplastica e nell’angiogenesi”: «Trascorrere un periodo all’estero è fisiologico per noi scienziati, indipendentemente dal Paese d’origine. Abbiamo bisogno di confrontarci con altri ambienti scientifici, di imparare nuovi approcci e nuove tecniche sperimentali e, soprattutto, di inserirci nella comunità internazionale della ricerca. Il problema, in Italia, è che spesso non si riesce a tornare, perchè scarseggiano valide opzioni che permettano di fare un salto professionale qualitativo. Io questa opzione l’ho trovata all’IFOM, che mi garantiva un contesto scientifico e tecnologico di assoluta avanguardia in ambito nazionale e internazionale ».

Giuseppe
Cassata
nato a
BASILEA
I meccanismi
molecolari
di formazione
del tumore nel
verme C. elegans
sono al centro
delle sue ricerche.
Il “ritorno” di Giuseppe Cassata è, tra tutti, forse quello più romantico: nato a Basilea nel 1968, figlio di operai siciliani emigrati in Svizzera, Cassata in Italia non c’era mai stato, se non per le vacanze. La sua carriera di studio e di lavoro, trascorsa tra Basilea, Losanna, Berna e Monaco di Baviera e approdata oggi all’IFOM, rappresenta per l’Italia, che non ha investito nella formazione dello scienziato, un guadagno netto. E un guadagno di qualità: Cassata, biologo molecolare, è un “vermologo”, cioè un esperto della genetica del nematode C. elegans (un verme, appunto), uno dei modelli animali che gli scienziati usano per studiare i meccanismi molecolari di formazione e sviluppo delle malattie. All’IFOM il ricercatore ha avviato un gruppo di ricerca sul C. elegans, oltre a un laboratorio di supporto a disposizione degli altri programmi di ricerca.
«Ho deciso di tentare l’avventura Italia», dice Cassata, «perché all’IFOM c’è una vastissima competenza sui tumori e sono state create ottime strutture di supporto tecnologico che permettono di ottimizzare la ricerca». Per la cronaca, i genitori di Cassata sono tornati in Sicilia otto anni fa.