Fabrizio d’Adda di Fagagna, cervello italiano “in
prestito” all’Inghilterra, ha scoperto il segreto di
un importante meccanismo coinvolto nell’invecchiamento cellulare.
E oggi è tornato in Italia. Destinazione: IFOM, Istituto FIRC
di Oncologia Molecolare.

Fabrizio d’Adda
di Fagagna
Ha trovato il modo per distinguere inequivocabilmente
una cellula giovane da una vecchia. Una scoperta che potrebbe fornire
la chiave dell’invecchiamento umano. E contribuire in maniera
significativa alla lotta contro il cancro. Fabrizio d’Adda
di Fagagna, 37 anni, udinese, era fino a poco tempo fa uno dei
tanti “cervelli in fuga”, i ricercatori italiani emigrati
all’estero in cerca di fortuna scientifica. Lavorava al Wellcome
Trust/Cancer Research UK Institute of Cancer and Developmental Biology
dell’Università di Cambridge (Gran Bretagna). Ma pochi
mesi fa d’Adda ha invertito la rotta ed è tornato in
patria: ora le sue ricerche continueranno a Milano, all’Istituto
FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM), dove il giovane scienziato dirige
la neonata Unità su “Telomeri e senescenza”.
La salute di ogni cellula, sia essa giovane o vecchia, è legata
al corretto funzionamento di una serie di meccanismi che assicurano
l’ingresso all’interno della cellula di sostanze nutrienti
e di ossigeno e provvedono contemporaneamente a smaltire i rifiuti.
Il “ciclo cellulare”, poi, decide quando la cellula è pronta
a replicarsi, cioè a dividersi e a originare due nuove cellule.
E, al momento della replicazione, il DNA della cellula madre si
sdoppia affinché le cellule figlie possano ereditare l’intero
corredo genetico. Quando la cellula diventa vecchia (o, per meglio
dire, “senescente”) lo sdoppiamento del DNA e il processo
di replicazione si interrompono e la cellula non è più in
grado di moltiplicarsi.
Ma come fa la cellula a sapere di aver oltrepassato,
per così dire, la “soglia della terza età” e
di dover fermare il proprio ciclo di replicazione? In altre parole,
cosa distingue una cellula giovane da una senescente? L’unico
modo per distinguerle, fino a questo momento, era metterle in coltura
e aspettare giorni o addirittura mesi: se si replicavano erano
ancora “giovani”, altrimenti erano “vecchie”.
C’era però un fenomeno che risultava
molto spesso strettamente connesso alla senescenza: l’accorciamento
eccessivo delle estremità del DNA, i cosiddetti “telomeri”.
I telomeri si accorciano a ogni replicazione successiva (dalla
cellula originaria alle due prime figlie, da queste alle successive
quattro cellule e così via), e a un certo punto diventano “troppo
corti”. Si trattava dunque di scoprire il meccanismo molecolare
che collega il fenomeno “telomero troppo corto” al
fenomeno“ senescenza”.

La scoperta di Fabrizio d’Adda
di Fagagna
è il risultato di
ricerche condotte a Cambridge,
ma i suoi frutti matureranno
in Italia.
Nella foto, il giovane
ricercatore nei
laboratori IFOM.
Un vero e proprio enigma scientifico, del quale
proprio d’Adda di Fagagna ha finalmente trovato la soluzione.
Con una serie di esperimenti condotti su cellule umane, il ricercatore
ha scoperto che quando i telomeri sono troppo corti, oppure danneggiati,
si attiva un sistema di emergenza specifico, corrispondente alla
rottura irreversibile del DNA. «In pratica», spiega
il ricercatore, «parte un segnale che dice “Attenzione,
il DNA è rotto e non posso più ripararlo! Interrompere
istantaneamente la replicazione!”. Così il ciclo si
ferma e la cellula entra nella fase di senescenza».
La scoperta di d’Adda, pubblicata sulla prestigiosa
rivista scientifica Nature (13 novembre 2003), è il risultato
della ricerca che il giovane studioso ha condotto a Cambridge.
Ma i frutti di questa scoperta matureranno in Italia.
«Una delle conseguenze più interessanti
della nostra scoperta», sottolinea il ricercatore, «è che
questo segnale d’allarme è facilmente rilevabile in
laboratorio. Poiché le cellule con l’allarme acceso
sono molto probabilmente senescenti, potremo identificarle in vivo,
senza doverle mettere in coltura. Ora siamo finalmente in grado
di cercarle in un essere umano vivente; lo faremo all’IFOM,
per capire se e quanto la loro presenza è legata all’invecchiamento
generale».
Un’altra importante implicazione della scoperta è nel
campo della ricerca sui tumori.
Il meccanismo appena caratterizzato è una delle forme
più importanti di “instabilità genomica”, fenomeno
che, in numerosi casi già dimostrati, è coinvolto nell’insorgenza
del cancro. Il gruppo di ricerca IFOM guidato da d’Adda di Fagagna
cercherà proprio di capire qual è il ruolo dell’instabilità genomica “da
telomeri corti ” nella degenerazione neoplastica.
La “molla” principale che ha spinto Fabrizio
d’Adda di Fagagna, il cui brillante curriculum di ricerca conta pubblicazioni
su riviste come Science, Nature Genetics e Nature, a tornare in Italia è la
prospettiva professionale. «Sono venuto all’IFOM», precisa
lo scienziato, «perché questo è il miglior centro italiano
per la ricerca sui tumori: le risorse sono ottime, l’ambiente è stimolante
e la scienza che si produce è competitiva a livello internazionale».
Ma non solo. Fabrizio d’Adda è un esperto e appassionato rocciatore.
E se a Cambridge la prima parete rocciosa è a circa 500 chilometri
di distanza, da Milano si raggiungono le Alpi in poco meno di due ore.