Alberto Bardelli
Luogo di nascita
Torino
Data di nascita
29 novembre 1967
Nazionalità
italiana
Laurea
Scienze Biologiche presso l’Università di
Torino
Dottorato
Biochimica e
Biologia Molecolare allo University College di Londra
Postdottorato
presso la Johns Hopkins University
di Baltimora
Responsabile:
Alberto Bardelli
Programma di Ricerca:
analisi mutazionale delle famiglie dei
geni delle chinasi e delle fosfatasi nel tumore della mammella e nel
melanoma
Uno staff di 518 operai al lavoro nell’organismo.
Sono le chinasi, proteine che servono a modificare strutturalmente
e funzionalmente altre proteine, attivandole o inattivandole. E nei
tumori le chinasi risultano spesso ”deregolate”, cioè la
loro funzione è alterata.
Forse, ha ragionato Alberto Bardelli, direttore del programma “Analisi
mutazionale delle famiglie dei geni delle chinasi e delle fosfatasi
nel tumore della mammella e nel melanoma”, andando a guardare
i geni che codificano per le chinasi alterate, potremmo avere informazioni
cruciali sui meccanismi di formazione e sviluppo del cancro. Detto
fatto.
Negli anni trascorsi alla Johns Hopkins University
di Baltimora, Bardelli decise di affrontare il problema in maniera
sistematica, studiando i geni di tutte le 518 chinasi presenti nell’organismo
umano in diversi tipi di tumore. E scoprendo ad esempio, che nel
tumore del colon ci sono mutazioni puntiformi (cioè mutazioni
di un solo nucleotide nella catena del DNA) in almeno 8 geni delle
chinasi: “Ognuna di queste mutazioni – spiega Bardelli – esclude
le altre. Ciò significa che se un paziente ha ad esempio la
mutazione che chiamiamo adesso ‘A’, la sua malattia si
sviluppa in un certo modo, mentre se ha la mutazione ‘B’ la
malattia ha uno sviluppo diverso. E non è possibile avere
sia ‘A’ sia ‘B’.” I tumori si possono
dunque classificare in base alle mutazioni.
E in futuro (ma già oggi
in alcune leucemie o tumori del polmone) sarà possibile personalizzare
le terapie a partire dal profilo molecolare di ogni singolo tumore.
Lo stesso approccio di studio sistematico è applicabile ai
geni delle fosfatasi, altre proteine “di servizio” coinvolte
in numerosi tumori.
Presentazione del programma

Amplificazione del gene EGFR
in un carcinoma del colon
Il programma di ricerca del gruppo di Bardelli è focalizzato
sull’analisi genetica delle mutazioni di intere famiglie
di geni (chinasi e fosfatasi) implicati nella formazione e nello
sviluppo del tumore al pancreas, del melanoma e dei glioblastomi.
In particolare, il team è si concentra sulle mutazioni somatiche,
ovvero quelle che si verificano solo nelle cellule del tumore e
che, non essendo presenti nelle cellule germinali, non possono
essere trasmesse alla prole.
L'approccio si basa sull'analisi ad high
throughput (basata sull’impiego di tecnologie in grado
di processare un grande numero di campioni in un tempo molto ridotto)
della sequenza del DNA di intere famiglie di geni per identificare
quelli che, quando mutati, possono rappresentare potenziali bersagli
terapeutici per queste neoplasie.
Bardelli e colleghi hanno inoltre messo a punto un sistema altamente
innovativo per lo studio della progressione tumorale nelle cellule
umane. La tecnologia costituisce una novità a livello europeo
e consente di modificare il genoma di una cellula normale in modo
da renderla simile a una cellula tumorale.
Particolari strumenti o competenze utilizzate nello programma
Il gruppo di Bardelli utilizza, per condurre la
sua indagine sistematica sulle famiglie dei geni delle chinasi
e delle fosfatasi, tecnologie high throughput (in grado di processare
un grande numero di campioni in un tempo molto ridotto): sistemi
automatizzati (robot) che lavorano su migliaia di geni contemporaneamente,
sequenziatori e macchine PCR (Polymerase Chain Reaction o
Reazione a Catena della Polimerasi, è la tecnologia che
ha rivoluzionato
la biologia molecolare e la genetica a partire dal 1985, consentendo
di generare, con poca spesa e in tempi brevissimi, tantissime copie
di frammenti di DNA) di ultimissima generazione, software in grado
di confrontare le sequenze dei geni e di mettere in evidenza le
differenze e la frequenza con cui tali differenze si presentano
in un tumore.
A questo si è appena aggiunta una nuova tecnologia
che consente di introdurre nel genoma delle cellule umane le mutazioni
identificate nei paziente costruendo cosi dei modellli cellulari
in vitro che ricalcano fedelmente le cellule tumorali.
Possibile impatto su prevenzione o trattamento del cancro
Lo studio analitico delle mutazioni delle chinasi è estremamente
interessante, perché queste proteine si sono già rivelate
ottimi target terapeutici: molti farmaci anticancro di recente
introduzione sono infatti “mirati sulle chinasi. Alcuni
di questi come ad esempio il Glivec (imatinib), l’Iressa
(gefitinib) e l’Herceptin (trastuzumab) vengono già utilizzati
con successo per contrastare alcune leucemie, i tumori della
mammella, del polmone e del colon. La speranza è che altri
potrebbero emergerne per i tumori del del pancreas e del cervello
e per i melanomi.
L’obiettivo ultimo di Bardelli è ambizioso. “Stiamo
lavorando – spiega – su una precisa ipotesi di lavoro:
che la prognosi e la terapia del paziente oncologico debbano
essere basate sul profilo molecolare di ogni singolo tumore;
l’obiettivo a lungo termine è di identificare le
mutazioni che sono alla base dello sviluppo di questi tumori
e di correlarle con la risposta ai farmaci di nuova generazione.
In pratica ci stiamo muovendo per rendere personalizzate le terapie.
Questo approccio ha immediate applicazioni per il cancro ma in
futuro anche alle altre malattie con una base genetica.”
Nota
Questo programma di ricerca
si svolge presso l’istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro
IRCC-Università di Torino Facoltà di Medicina
a Candiolo, in provincia di Torino. Indirizzo: Strada
Provinciale 142, 10060 Candiolo (TO) www.ircc.it