
Elisabetta Dejana
Responsabile: Elisabetta Dejana
Programma di Ricerca:
Angiogenesi (dal greco angêion, vaso e génesis, nascita) è il termine scientifico usato per indicare la formazione dei vasi sanguigni negli organismi.
È attraverso le arterie del sistema vascolare che organi e tessuti ricevono l’ossigeno e le sostanze nutrienti indispensabili alla loro sopravvivenza. Lo stesso vale per il tumore, che sin dalle prime fasi del proprio sviluppo, induce la formazione di nuove strutture vascolari a partire da quelle preesistenti nell’organismo. In questo modo le cellule tumorali riescono a ottenere il sangue necessario alla loro sopravvivenza e alla loro crescita.
La possibilità di fermare la neoplasia e addirittura
di farla regredire interferendo con i meccanismi di
formazione del sistema vascolare del tumore, bloccando
così l'apporto di sangue alle sue cellule, è uno
degli aspetti più innovativi delle terapie anticancro.
Importanti, in questa linea di ricerca, i dati provenienti
dallo studio dello sviluppo embrionale, perché i meccanismi
che regolano la vascolarizzazione di un embrione e di un
tumore sono molto simili.
Presentazione del programma
Indebolire il tumore privandolo dell'ossigeno e del nutrimento portati dal sangue: è questo l'obiettivo del programma IFOM di Angiogenesi. Il programma si svolge sotto la guida di Elisabetta Dejana, direttrice dal 1988 del laboratorio di Biologia Vascolare presso l'Istituto Mario Negri.

Embrione: particolare
Dejana si occupa di angiogenesi da molti anni, e il suo team ha già dato importanti contributi a questa linea di ricerca. “Quando abbiamo cominciato a studiare la formazione del sistema vascolare – spiega la ricercatrice – ci siamo accorti che le cellule dei vasi sanguigni sono tenute assieme da speciali proteine ‘adesive’. Una di queste proteine, che abbiamo battezzato ‘VE-caderina’, tiene letteralmente incollate tra loro le cellule endoteliali che ‘foderano’ la parete interna dei vasi.”
Questo accade in tutti i vasi in condizioni normali. Ma la VE-caderina è anche coinvolta nel processo di vascolarizzazione dei tumori, e così pure altre proteine identificate e caratterizzate da Dejana e colleghi. Proteine che potrebbero costituire, secondo Dejana, nuovi “bersagli” per gli interventi farmacologici diretti all’inibizione dell’angiogenesi tumorale, e quindi alla cura delle neoplasie. “Il tumore ‘affamato’ dal mancato apporto di sangue – spiega Dejana – non riesce più a crescere, regredisce e diventa più sensibile alla chemioterapia e all'irradiazione.”
Particolari strumenti o competenze utilizzate nello programma
Il gruppo di ricerca di Dejana utilizza come organismo modello
per gli esperimenti in vivo Zebrafish (Danio rerio),
caratterizzato da un ciclo riproduttivo molto veloce e da embrioni
trasparenti, ideali per osservare il processo di vascolarizzazione.
Un’altra tecnica utilizzata è quella dei microarray, impiegata
nell’analisi dei profili di espressione genica, cioè nella
valutazione di quali geni siano “accesi” e quali “spenti” in
una determinata situazione. Questo sistema, che appartiene
alla categoria delle così dette tecnologie high-throughput o
ad ‘ampio spettro’, permette di studiare l’espressione
di decine di migliaia di geni contemporaneamente e in tempi
molto rapidi.
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