Vai al contenuto della pagina

Questo sito è accessibile da tutti i browser e gli user agent, ma il design e alcune funzionalità minori dell'interfaccia saranno visibili solo con i browser che rispettano gli standard definiti dal W3C

AIRC  AIRC
5 x mille alla ricerca


IFOM - Istituto FIRC di Oncologia Molecolare
IFOM - Attività anno 2005



Elisabetta Dejana
Luogo di nascita
Bologna
Data di nascita
21 novembre 1951
Nazionalità
italiana
Laurea
Scienze Biologiche, presso l’Università di Bologna
Dottorato
Biologia vascolare presso l’istituto Mario Negri di Milano.
Elisabetta Dejana è professore ordinario di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Università degli Studi di Milano.
Dal 1988 Dejana è anche direttrice del laboratorio di biologia vascolare presso l'Istituto Mario Negri di Milano.

Responsabile:
Elisabetta Dejana

Programma di Ricerca:
angiogenesi

Angiogenesi (dal greco angêion, vaso e génesis, nascita) è il termine scientifico usato per indicare  la formazione dei vasi sanguigni  negli organismi.

È attraverso le arterie del sistema vascolare che organi e tessuti ricevono l’ossigeno e le sostanze nutrienti indispensabili alla loro sopravvivenza. Lo stesso vale per il tumore, che sin dalle prime fasi del proprio sviluppo, induce la formazione di  nuove strutture vascolari a partire da quelle preesistenti nell’organismo. In questo modo le cellule tumorali riescono a ottenere il sangue necessario alla loro sopravvivenza e alla loro crescita.

La possibilità di fermare la neoplasia e addirittura di farla  regredire interferendo con i meccanismi di formazione del sistema vascolare del tumore,  bloccando così  l'apporto di sangue alle sue cellule, è uno degli aspetti più innovativi delle terapie anticancro.
Importanti, in questa linea di ricerca, i dati provenienti dallo studio dello sviluppo embrionale, perché i meccanismi che regolano la vascolarizzazione di un embrione e di un tumore sono molto simili.


Presentazione del programma

Indebolire il tumore privandolo dell'ossigeno e del nutrimento portati dal sangue: è questo l'obiettivo del programma IFOM di Angiogenesi. Il programma si svolge sotto la guida di Elisabetta Dejana, direttrice dal 1988 del laboratorio di Biologia Vascolare presso l'Istituto Mario Negri.


Embrione: particolare

Dejana si occupa di angiogenesi da molti anni, e il suo team ha già dato importanti contributi a questa linea di ricerca. “Quando abbiamo cominciato a studiare la formazione del sistema vascolare – spiega la ricercatrice – ci siamo accorti che le cellule dei vasi sanguigni sono tenute assieme da speciali proteine ‘adesive’. Una di queste proteine, che abbiamo battezzato ‘VE-caderina’,  tiene letteralmente incollate tra loro le cellule endoteliali che ‘foderano’ la parete interna dei vasi.”

Questo accade in tutti i vasi in condizioni normali. Ma la VE-caderina è anche coinvolta nel processo di vascolarizzazione dei tumori, e così pure altre proteine identificate e caratterizzate da Dejana e colleghi. Proteine che potrebbero costituire, secondo Dejana, nuovi “bersagli” per gli interventi farmacologici diretti all’inibizione dell’angiogenesi tumorale, e quindi alla cura delle neoplasie. “Il tumore ‘affamato’ dal mancato apporto di sangue – spiega Dejana – non riesce più a crescere, regredisce e diventa più sensibile alla chemioterapia e all'irradiazione.”


Particolari strumenti o competenze utilizzate nello programma

Il gruppo di ricerca di Dejana utilizza come organismo modello per gli esperimenti in vivo Zebrafish (Danio rerio), caratterizzato da un ciclo riproduttivo molto veloce e da embrioni trasparenti, ideali per osservare il processo di vascolarizzazione.
Un’altra tecnica utilizzata è quella dei microarray, impiegata nell’analisi dei profili di espressione genica, cioè nella valutazione di quali geni siano “accesi” e quali “spenti” in una determinata situazione. Questo sistema, che appartiene alla categoria delle così dette tecnologie high-throughput o ad ‘ampio spettro’, permette di studiare l’espressione di decine di migliaia di geni contemporaneamente e in tempi molto rapidi.


Possibile impatto su prevenzione o trattamento del cancro

Gli studi del gruppo di Dejana potrebbero portare all’individuazione di nuovi “bersagli” molecolari  per gli interventi farmacologici diretti all’inibizione dell’angiogenesi tumorale, e quindi alla cura delle neoplasie. E non solo. “In prospettiva – conclude Dejana – potremmo arrivare a monitorare il grado di sviluppo vascolare del tumore in vivo e a elaborare nuovi test diagnostici.”