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5 x mille alla ricerca


IFOM - Istituto FIRC di Oncologia Molecolare
IFOM - Attività anno 2005



Marina Mione
Luogo di nascita
Firenze
Data di nascita
19 settembre 1955
Nazionalità
italiana
Laurea
Medicina all’Università La Sapienza di Roma
Dottorato
Neurobiologia al University College di Londra

Responsabile:
Marina Mione

Programma di Ricerca:
controllo genetico della migrazione cellulare in Zebrafish

Quando non è impegnata in qualche esperimento, Marina Mione si sente letteralmente come un pesce fuor d’acqua. La ricercatrice spende infatti buona parte della propria giornata a in compagnia della nutrita colonia di Zebrafish di cui è responsabile in qualità di group leader del programma di ricerca “Controllo genetico della migrazione cellulare in Zebrafish”. Una colonia, tra adulti e uova, di circa 5000 individui. Davvero un bel da fare. Zebrafish è importante per la ricerca sul cancro perché è geneticamente simile all’uomo. I suoi tumori, inoltre, si sviluppano spontaneamente e mostrano una impressionante somiglianza con i tumori umani nella frequenza e nei modi in cui sviluppano metastasi.


Presentazione del programma

Utilizzando come modello di studio Zebrafish (Danio rerio), il gruppo diretto da Marina Mione è dedicato all’indagine dei meccanismi molecolari coinvolti nella regolazione della migrazione cellulare. Due le linee di ricerca specifiche, una dedicata allo studio dei meccanismi di migrazione delle cellule embrionali e l’altra focalizzata sui fenomeni di migrazione delle cellule in condizioni patologiche (metastasi).


Zebrafish: un modello per lo studio
della migrazione cellulare

I progetti sono numerosi e spesso svolti in collaborazione con altri programmi IFOM o con gruppi esterni. “In uno dei nostri progetti – spiega ad esempio Mione – stiamo creando delle linee transgeniche portatrici di tumore in Zebrafish. In questo caso conosciamo già il gene ‘incriminato’, e possiamo vedere, seguendo lo sviluppo dell’embrione grazie ai marcatori fluorescenti, come e dove le cellule ‘difettose’ decidono di infiltrarsi, di migrare nei tessuti circostanti e di metastatizzare. Quello che otteniamo è una precisa descrizione del fenotipo metastatico.” Informazioni importanti perché, come spiega ancora Mione, permetterebbero di “mettere a punto, per mezzo dell’approccio genetico, strategie di ‘correzione’ del fenotipo metastatico”.


Particolari strumenti o competenze utilizzate nello programma

Il team  di Marina Mione utilizza come sistema modello per i propri studi il pesce Danio rerio, noto come Zebrafish (“pesce zebra”), organismo oggi considerato uno dei modelli più rilevanti per la biologia cellulare dello sviluppo, normale e patologico. Alcune caratteristiche lo rendono particolarmente indicato per lo studio dell’angiogenesi e della migrazione cellulare in vivo.

Prima di tutto, essendo un vertebrato, Zebrafish possiede organi e patrimonio genetico simili a quelli umani. Il suo embrione è trasparente e può essere osservato con facilità durante tutte le fasi del suo rapido sviluppo. Infine questo modello consente di condurre con velocità ed efficienza test genetici su un grande numero di geni. “Durante lo sviluppo embrionale – spiega Mione – possiamo facilmente introdurre modificazioni genetiche in Zebrafish e seguire lo sviluppo di cellule e organi”. E grazie all’utilizzo di marcatori fluorescenti, i ricercatori del gruppo possono osservare lo sviluppo temporale della migrazione cellulare.


Possibile impatto su prevenzione o trattamento del cancro

Il programma si prefigge, attraverso un approccio sistematico, di identificare molecole e gruppi di molecole direttamente connessi ai processi di formazione delle metastasi. Obiettivo finale: l’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per la cura del cancro.