Ufficio Stampa IFOM Fondazione Istituto FIRC di
Oncologia Molecolare
Loris De Cecco, giovane ricercatore dell’Istituto
FIRC di Oncologia Molecolare, tra gli assegnatari dell'edizione 2006
del Premio Internazionale "Amici di Milano", Targa d'argento del Presidente
della Repubblica Italiana e Targa d'Argento del Presidente della Regione
Lombardia.
Esaminare l’attività dei geni per prevedere
la risposta alla terapia adiuvante nel trattamento del tumore della
mammella. Grazie a questo progetto altamente innovativo e alla sofisticata
tecnologia che ne permette la realizzazione, il 32enne Loris De
Cecco, giovane scienziato dell’IFOM (IFOM Fondazione Istituto
FIRC di Oncologia Molecolare) e dell’Istituto Nazionale per
lo Studio e la Cura dei Tumori, riceve oggi il Premio Internazionale
“Amici di Milano” alla presenza del Sindaco di Milano
Gabriele Albertini e delle autorità. Il Premio, Targa d’Argento
del Presidente della Repubblica Italiana e Targa d’Argento
del Presidente della Regione Lombardia, è assegnato a giovani
che con il loro lavoro hanno portato un contributo innovativo –
nel contesto nazionale o internazionale – alla città
di Milano. La cerimonia di premiazione si svolgerà oggi,
martedì 24 gennaio alle ore 18:30, presso la Sala Alessi
di Palazzo Marino.
Arrivato a Milano sei anni fa, De Cecco è
riuscito a mettere a punto un sistema molto avanzato per lo studio
dei “profili di espressione genica”, specie di “ritratti
molecolari” dei tessuti dai quali gli scienziati sono in grado
di capire quali geni sono attivi e quali silenti. Informazioni fondamentali
per risalire ai meccanismi di base della vita e delle malattie.
Sappiamo che quasi ogni gene del nostro DNA contiene
il codice di montaggio di una proteina (o di una famiglia di proteine).
Sapere se in una specifica cellula o in un specifico tessuto un
gene o un gruppo di geni è “acceso”, cioè
sta inviando segnali perché vengano costruite e messe in
funzione le proteine di sua competenza, potrebbe costituire un parametro
di valutazione preciso e personalizzato per decidere se somministrare
o meno una certa terapia anticancro. “Supponiamo – spiega
De Cecco – di osservare due tessuti biologici, prelevati durante
l’asportazione di tumore della mammella in due pazienti. Supponiamo
anche di sapere che, dopo l’intervento, entrambe le pazienti
sono state sottoposte a una certa terapia. E supponiamo di sapere
che tale terapia si è rivelata efficace solo su una delle
due pazienti. L’analisi dell’espressione genica ci permette
di mettere in evidenza geni o gruppi di geni associati o con la
risposta alla terapia o con l’assenza di tale risposta. Una
volta identificati questi gruppi di geni, che noi chiamiamo ‘profili
genici’, li possiamo utilizzare per stabilire se nuovi gruppi
di pazienti risponderanno o no alla terapia e quindi per decidere
il tipo di cura da intraprendere.”
L’informazione relativa alla presenza o meno
di certi profili genici specifici costituirebbe dunque, secondo
De Cecco, un parametro di valutazione estremamente preciso e funzionale
a fornire indicazioni sulle terapie più efficaci da adottare.
“Il traguardo al quale puntiamo – dice De Cecco –
è fornire informazioni immediatamente utilizzabili dai medici
per l’applicazione di terapie farmacologiche altamente personalizzate.
Al momento ci troviamo nella fase della ricerca dei profili genici,
ma stiamo già mettendo a punto dei protocolli che, consentendoci
di utilizzare in maniera standardizzata le informazioni raccolte,
potranno essere successivamente applicati nella fase di valutazione
delle terapie.”
E l’innovazione introdotta da De Cecco abbraccia
anche gli aspetti tecnologici del progetto. La tecnologia, messa
a punto nel 2001 dal giovane scienziato dopo due anni di test, è
un mix peculiare di processi automatizzati sulle scale dell’infinitamente
piccolo e di applicazione versatile e flessibile della conoscenza
delle sequenze dei geni del genoma. Il sistema si chiama “cDNA
array” (cioè “matrici di DNA codificante”).
Su un “chip” (che è poi un vetrino molto simile
a quelli da microscopio) vengono “depositati”, con un
apposito robot, migliaia di geni noti. Quando un tessuto biologico
(il campione) viene messo a contatto con il vetrino, interagisce
con i geni lì presenti. Il risultato è un’immagine
fatta di migliaia di puntini colorati: ogni puntino corrisponde
a un gene e colore indica se quel gene è acceso oppure no
nel campione studiato.
Nato a Ginevra il 3 aprile 1973 da una coppia di
operai friulani emigrati in Svizzera all’inizio degli anni
’60, De Cecco ha conseguito la laurea in biologia all’Università
degli Studi di Trieste. Nel 1999 si è trasferito a Milano
dove ha successivamente iniziato il dottorato presso l’Istituto
Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori. Il suo lavoro di dottorato,
interamente portato avanti nei laboratori dell’IFOM, consiste
proprio nella messa a punto del sistema del cDNA array e nello svolgimento,
insieme ad altri scienziati IFOM, del progetto di analisi dell’espressione
genica nel cancro in particolare nel tumore della mammella.