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IFOM - Istituto FIRC di Oncologia Molecolare
IFOM - Attività anno 2005

Che cos’è l’impact factor?
L'impact factor é l'indice che misura la frequenza con cui gli articoli di una determinata rivista vengono citati: in pratica una valutazione della rilevanza scientifica di quella rivista. Su alcune migliaia di riviste scientifiche esistenti al mondo, meno di cento hanno un impact factor superiore a 10.


Archivio pubblicazioni

 Pubblicazioni 2008

Nel 2008 gli scienziati IFOM hanno pubblicato 110 articoli di ricerca su riviste scientifiche internazionali, con un impact factor medio pari a 8,664 (calcolato sulle 98 riviste provviste di impact factor)...


Focus

Tra le pubblicazioni del 2008, segnaliamo:

- una ricerca condotta da Pier Paolo Di Fiore, il cui risultato è stato pubblicato a gennaio sulla rivista Nature (Colaluca IN et al. Nature, 2008. Tipo di pubblicazione: Research Support. Riferimento bibliografico n. 81).
Lo studio ha individuato, con una serie di esperimenti su cellule di tumore umano della mammella, NUMB, un nuovo “circuito molecolare” in grado di regolare p53, una delle proteine fondamentali per conservare l’integrità del patrimonio genetico, e cioè per la protezione dell’organismo dai danni genetici che inducono il cancro.

- una ricerca condotta da Pier Paolo Di Fiore e da Giorgio Scita pubblicata in luglio sulla rivista Cell (Palamidessi A et al. Cell, 2008. Tipo di pubblicazione: Article. Riferimento bibliografico n.XX). Lo studio individua un interruttore molecolare (un complesso formato dalle proteine RAB5 e RAC) che regola la strategia dell’invasione metastatica, aprendo la strada a nuove opportunità farmacologiche contro le metastasi dei tumori.

- una ricerca condotta da Elisabetta Dejana pubblicata in luglio sulla rivista Nature Cell Biology (Taddei A et al. Nature Cell Biology, 2008. Tipo di pubblicazione: Research Support. Riferimento bibliografico n.XX).
Lo studio individua, con esperimenti condotti in vitro e in vivo, un importante meccanismo di stabilizzazione del sistema vascolare riconducibile alla proteina VE-Caderina. La ricerca mette in luce anche il percorso tramite cui la VE-Caderina induce la produzione della Claudina 5, una proteina che sigilla le cellule dei vasi sanguigni da infiltrazioni esterne. Le implicazioni applicative sono rilevanti non solo per tumori ma anche per infarto, ictus e patologie infiammatorie.

- una ricerca condotta da Elisabetta Dejana pubblicata in dicembre sulla rivista Nature (François M et al. Nature, 2008. Tipo di pubblicazione: letter. Riferimento bibliografico n.XX). Lo studio conferma il ruolo critico di Sox18 quale gene critico nella formazione, nella corretta organizzazione e nel mantenimento del sistema vascolare linfatico. In particolare, l’inattivazione del gene Sox18 porterebbe manifestazioni di una rara patologia di matrice linfatica chiamata Ipotricosi-linfedema-teleangiectasia.

- una ricerca condotta da Dana Branzei pubblicata in dicembre sulla rivista Nature (Branzei D et al. Nature, 2008. Tipo di pubblicazione: article. Riferimento bibliografico n.XX). Lo studio svela la complessa rete dei processi che tutelano la stabilità del genoma (la sumolazione e l'ubiquitinazione), proteggendolo dalle lesioni che sono alla base delle alterazioni tipiche del cancro. La scoperta costituisce un significativo avanzamento delle conoscenze nella ricerca oncologica e apre uno scenario promettente per l’identificazione di bersagli terapeutici nella lotta contro il cancro. In particolare la caratterizzazione degli enzimi regolati da questo meccanismo di riparazione del DNA potrebbe permettere di studiare farmaci sempre più mirati per combattere le cellule tumorali senza danneggiare il genoma delle cellule sane.

 Pubblicazioni 2007

Nel 2007 gli scienziati IFOM hanno pubblicato 111 articoli di ricerca su riviste scientifiche internazionali, con un impact factor medio pari a 9,016.

Focus

Tra le pubblicazioni del 2007, segnaliamo una ricerca diretta da Pier Paolo Di Fiore, il cui risultato è stato pubblicato a novembre sulla rivista Journal of Clinical Investigation (Bianchi et al., Journal of Clinical Investigation, 2007; riferimento bibliografico n. 60). Per mezzo di una serie di esperimenti condotti su modelli sperimentali e su tessuti umani provenienti da pazienti affetti da tumore del polmone, gli scienziati sono riusciti a individuare un gruppo di dieci geni che risultano alterati in maniera ricorrente in alcuni tumori e che identificherebbero proprio quei casi che hanno alta probabilità di sviluppare metastasi.

Un passo avanti nel campo delle leucemie mieloidi acute è stato compiuto grazie allo studio, pubblicato, a dicembre, ancora sul Journal of Clinical Investigation (Shing et al., Journal of Clinical Investigation, 2007; riferimento bibliografico n. 61) e condotto nel gruppo di Pier Giuseppe Pelicci.  Gli scienziati, lavorando su modelli sperimentali e poi verificando i loro risultati direttamente nelle cellule leucemiche da pazienti, hanno identificato e caratterizzato una lesione a carico di un gene (PRDM16) che risulta “sovraespresso” nelle leucemie mieloidi (ogni gene “codifica” per una proteina, cioè contiene le indicazioni perché la cellula produca quella specifica proteina: un gene “sovraespresso” in pratica “lavora troppo”, producendo in eccesso la proteina per la quale codifica). La scoperta getta luce su un meccanismo molecolare finora non spiegato nello sviluppo delle leucemie che, una volta iniziato il processo neoplastico, permette alla malattia di svilupparsi.

Continuando il suo studio approfondito dei meccanismi molecolari preposti al controllo del ciclo cellulare e all’integrità del genoma, Marco Foiani ha pubblicato ad agosto, su Genes Development (Bermejo et al., Genes Development, 2007; riferimento bibliografico n. 43), uno studio nel quale vengono localizzate alcune regioni “fragili” del genoma, dove è più facile che avvengano le rotture che possono portare al cancro. Gli scienziati hanno (quindi) utilizzato un “approccio genomico”, e hanno esplorato in dettaglio tutte le aree del DNA dove le topoisomerasi sono attive, scoprendo le regioni precise dove, in caso di topoisomerasi mal funzionante, avvengono le rotture di DNA. Inoltre alcuni dei più classici farmaci antitumorali agiscono proprio sulle topoisomerasi: la scoperta di Foiani chiarisce il meccanismo molecolare di azione di questi farmaci per così dire di “vecchia generazione” e potrebbe aiutare nella messa a punto di nuovi farmaci, basati sullo stesso principio di fondo, ma più selettivi e mirati.



 Pubblicazioni 2006


Nel 2006 gli scienziati IFOM hanno pubblicato
98 articoli di ricerca su riviste scientifiche internazionali, con un impact factor medio
pari a 8.703
.


Tra i più importanti lavori pubblicati segnaliamo:


  • "SUMO": Il paladino del DNA
    Lo studio "Ubc9-and Mms21-Mediated Sumoylation Counteracts Recombinogenic Events at Damaged Replication Forks" comparso a novembre sulla rivista scientifica internazionale Cell e condotto da Dana Branzei e Marco Foiani. Gli scienziati, in collaborazione con un team internazionale (tra cui spicca la presenza del RIKEN Discovery Research Institute di Wako, Giappone), e con ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, hanno per la prima volta caratterizzato e descritto il ruolo della proteina SUMO (Small Ubiquitin-like Modifier), una molecola in grado di proteggere le cellule dalle alterazioni cromosomali che sono alla base del cancro.

    Con l’aiuto di una serie di enzimi, SUMO è in grado di prevenire l’accumulo sul DNA di “strutture aberranti” durante la replicazione dei cromosomi. E di impedire così che cellule danneggiate proliferino e diano origine a gravi malattie, come tumori e metastasi. La scoperta, che chiarisce il funzionamento di uno dei meccanismi chiave preposti al controllo della stabilità genomica, ha potenziali importanti applicazioni in ambito terapeutico, grazie all’identificazione di un nuovo “bersaglio terapeutico” che potrà in futuro essere utilizzato nella lotta al cancro.

    Inoltre, come spiega Dana Branzei, “la sumolazione è un ‘paladino’ assai prezioso, che protegge in particolare dal danno genetico che avviene quando le cellule sono sottoposte a stress, come ad esempio durante la somministrazione di chemioterapici. Se la sumolazione non funziona la protezione salta. Sapere come funziona la sumolazione ci potrebbe aiutare a ottimizzare le terapie convenzionali, e a sceglierle specificamente in base al profilo genetico dei pazienti.”
    (Cell - novembre 2006 - impact factor 29,431)



  • ONCOGENI: Pazzi al volante delle cellule
    Un passo avanti fondamentale nella ricerca di base, ma anche in questo caso con importanti ricadute per la salute, è rappresentato dalla ricerca "Oncogene-induced senescence is a DNA damage response triggered by DNA hyper-replication", pubblicata a novembre su Nature, condotta da Raffaella Di Micco e Marzia Fumagalli sotto la guida di Fabrizio d’Adda di Fagagna.

    Lo studio, portato avanti in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia, il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e l’Institut Pasteur di Parigi, ha svelato il legame esistente tra l’azione diretta degli oncogéni sul ciclo cellulare e l’attivazione di particolari segnali di “risposta al danno genomico” (DDR, o DNA Damage Response) che costituiscono in pratica un sistema di “freno molecolare” utilizzato dalla cellula per evitare che gli errori occorsi al suo DNA si propaghino.

    Gli scienziati hanno dimostrato come, accelerando in maniera drammatica il ciclo cellulare, gli oncogéni sarebbero i principali responsabili della rottura della doppia elica del DNA, evento cruciale nell’insorgenza dei tumori. “Riteniamo – ha detto d’Adda di Fagagna – che  questa scoperta sia un significativo passo avanti nella comprensione dei meccanismi fondamentali dell’insorgenza dei tumori e che abbia il potenziale per aiutarci a sviluppare test efficaci per la diagnosi precoce del cancro.”
    (Nature - novembre 2006 - impact factor 29,273)


  • Rischio alcolismo senza il Gene EPS8
    Di grande rilevanza è anche lo studio condotto da un team di scienzati guidati da Nina Offenhäuser e Pier Paolo Di Fiore in collaborazione con gruppi dello IEO, dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università di Pavia, dell’Istituto Nazionale Neurologico C. Besta di Milano, dell’Università della California e del Karolinska Institutet di Stoccolma:

    “Increased ethanol resistance and consumption in eps8 knockout mice correlates with altered actin dynamics” (Offenhauser et al., Cell 2006, riferimento bibliografico n. 20; impact factor 29.431)

    La ricerca, che ha meritato la copertina della rivista Cell, ha dimostrato che l’assenza del gene Eps8 aumenta il rischio di alcolismo: un risultato scientifico, questo, che consente di legare per la prima volta alcuni determinanti genetici dell’alcolismo a un processo fisiologico cellulare, che coinvolge il citoscheletro, l’impalcatura proteica che oltre a sostenere la cellula ne permette anche il movimento. La mancanza del gene Eps8 nei modelli animali sperimentali può provocare una fenomenologia indistinguibile dall’alcolismo nell’uomo.

    Il lavoro di Offenhäuser e colleghi ha preso le mosse dallo studio di una famiglia di geni (alla quale appartiene Eps8) di cui si sospetta il coinvolgimento nella trasformazione neoplastica e nella progressione tumorale. I risultati ottenuti aprono numerose prospettive terapeutiche, alcune naturalmente legate all’alcolismo (ad esempio, alcuni studi clinici americani hanno evidenziato, già da qualche anno, una correlazione diretta tra alto consumo di etanolo e insorgenza di tumore alla mammella), altre più in generale connesse a patologie legate al malfunzionamento dei meccanismi molecolari che – come quello cui partecipa Eps8 – svolgono un ruolo chiave nella comunicazione inter- e intracellulare.

    Tipicamente, il cancro è una di queste patologie.  Ancora dedicato al gene Eps8 e alla proteina da esso codificata, questa volta da un punto di vista delle interazioni molecolari coinvolte nella determinazione della struttura cellulare stessa, è infine lo studio: “Regulation of cell shape by Cdc42 is mediated by the synergic actin-bundling activity of the Eps8-IRSp53 complex” (Disanza et al., Nature Cell Biology 2006, riferimento bibliografico n. 82; impact factor 19.717).


 Pubblicazioni 2005

Nel 2005 gli scienziati IFOM hanno pubblicato su riviste scientifiche internazionali 90 studi clinici, con un impact factor medio pari a 9.2227.

Due gli studi clinici in evidenza: “Electron transfer between cytochrome c and p66Shc generates reactive oxygen species that trigger mitochondrial apoptosi”, pubblicato su Cell, ha contribuito a chiarire la correlazione tra meccanismi di metabolismo cellulare e cancro; “Rad51-dependent DNA structures accumulate at damaged replication forks in sgs1 mutants defective in the yeast ortholog of BLM RecQ helicase” di Marco Foiani e colleghi ha invece messo in luce la causa dell'instabilità genetica che si osserva in particolare nella sindrome di Bloom.

Tra le altre importanti pubblicazioni da segnalare: la scoperta del ruolo specifico della proteina TPP nella regolazione dell’endocitosi del recettore della transferrina, sovrabbondante in numerosi tumori, e la caratterizzazione strutturale e funzionale della proteina Aurora B, chinasi che evidenzia in diversi tumori un'attività anomala e che rappresenta quindi un potenziale bersaglio terapeutico.

 Pubblicazioni 2004

Il 2004 si è chiuso con 82 pubblicazioni scientifiche, di cui 21 con impact factor superiore a 10, e un impact factor medio pari a 9,207.

Tra i più importanti lavori pubblicati si segnalano: la scoperta ad opera di Marco Foiani, Achille Pellicioli e colleghi, del ruolo essenziale di una "proteina infermiera" (la proteina CDK o "CHINASI CICLINA - DIPENDENTE") nell'attivazione dei sistemi di controllo cellulari e nella riparazione dei danni al DNA (Nature) (v. art. Fond. dic. 04 "L'infermiera del DNA"); una serie di studi fondamentali nel campo della trasmissione del segnale intracellulare condotti dal team di Giorgio Scita (Nature Cell Biology) e di Pier Paolo Di Fiore (Nature Cell Biology)(v. art. Fond. ott. 2004 "Premio Upstate Young Cell Signaller 2004 Award")

 Pubblicazioni 2003

Il 2003 si è chiuso con un "attivo" di 43 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali prestigiose come Nature, Cell, Science, Genes & Development, The Journal of Cell Biology, Molecular Cell, The Journal of Clinical Investigations e Proceedings of the National Academy of Sciences.

L'impact factor medio, per le pubblicazioni, è stato pari a 13,79. Un valore decisamente elevato, se si considera che, su alcune migliaia di riviste scientifiche esistenti al mondo, meno di cento hanno un impact factor superiore a 10.

Tra gli argomenti trattati: nanotecnologie, bioinformatica, angiogenesi, trasmissione del segnale cellulare, genetica molecolare delle leucemie, stabilità del genoma, proliferazione e invecchiamento delle cellule.

Gruppi di ricerca IFOM hanno collaborato alla definizione della mappa del cromosoma 7, che contiene geni connessi all'insorgenza dell'autismo e di alcune forme di tumore (Science, 2 maggio 2003), e all'individuazione di un fondamentale meccanismo di produzione delle proteine (Nature, 4 dicembre 2003).