Lorenzo Moretta
L’AIUTO DEI “NATURAL KILLER”.

Il prof. Lorenzo Moretta
Quindici anni fa la comunità scientifica sapeva che all’interno del nostro sistema immunitario i linfociti Natural Killer sono i soldati meglio armati e più efficaci nell’uccidere le cellule tumorali. Non si sapeva però perché. Non si conoscevano i meccanismi attraverso i quali i Natural Killer attaccano le cellule malate risparmiando quelle sane, non si sapeva in che modo sfruttare meglio le proprietà anticancro di queste “truppe speciali”.
A gran parte di queste incognite risposero gli studi
di Lorenzo Moretta, che insieme al suo gruppo di ricerca
fece scoperte fondamentali non solo per l’immunologia
dei tumori, ma anche per diverse altre malattie che
coinvolgono il sistema immunitario, dalle
immunodeficienze alle malattie autoimmuni.
E’ con queste ricerche, tuttora in corso e gravide di nuovi interessanti sviluppi nella guerra contro il cancro, che Lorenzo Moretta è diventato uno degli scienziati più conosciuti al mondo e ha ricevuto, dalle mani del Presidente della Repubblica, il prestigioso Premio Guido Venosta. Assegnato, come recita la motivazione ufficiale, “per i suoi studi sulla risposta immunitaria contro i tumori, che hanno portato a comprendere il funzionamento delle cellule Natural Killer e a definirne il ruolo fondamentale nel trapianto di cellule staminali emopoietiche per la cura delle leucemie mieloidi acute".
Sul sistema immunitario, su quella sorta di esercito di difesa composto da diversi reparti di globuli bianchi (altrimenti detti linfociti) e di proiettili (anticorpi), che ci protegge dall’aggressione di microrganismi potenzialmente infettivi così come dalla formazione di tumori, Lorenzo Moretta si è del resto concentrato fin dall’inizio della sua ormai ultratrentennale carriera di ricercatore, nel corso della quale ha conquistato molti riconoscimenti scientifici internazionali, ha pubblicato oltre 460 articoli sulle più prestigiose riviste scientifiche, è stato per una decina di anni il ricercatore italiano più citato al mondo e fa parte degli “highly cited scientists” dell’ISI, empireo della scienza al quale sono ammessi soltanto gli studiosi che per le proprie scoperte vengono menzionati a ripetizione negli articoli scientifici dei propri colleghi.
“Grazie al nostro lavoro di ricerca è stato in buona sostanza possibile capire attraverso quali meccanismi molecolari i Natural Killer aggrediscono le cellule tumorali, risparmiando però le cellule sane”, dice Lorenzo Moretta. “Al cuore del problema è una specie di “targa” (composta dagli antigeni di istocompatibilità HLA, presenti sulla superficie cellulare) che le cellule sane hanno e che le cellule tumorali molto spesso hanno perso.
Se i Natural Killer “vedono” la targa, grazie a “recettori inibitori” specifici di cui sono dotati, sono bloccati e non uccidono. Se invece la targa non c’è attaccano la cellula. Nel corso degli anni abbiamo poi capito che le cellule da attaccare vengono identificate dai Natural Killer anche grazie ad altri recettori, definiti “recettori attivatori”. Nel complesso, oltre 15 nuove molecole recettoriali sono state identificate e caratterizzate dal gruppo del professor Moretta. Dalla teoria alla pratica il passo è stato piuttosto breve.
“Le prime applicazioni sull’uomo sono state effettuate a Perugia, dal gruppo del professor Velardi”, dice il professor Moretta. “nella terapia di leucemie mieloidi acute molto aggressive, che rispondono alla chemioterapia ma che vanno frequentemente incontro a ricadute spesso letali. In questi casi la terapia di elezione è il trapianto di cellule staminali emopoietiche, speciali cellule in grado di dare origine a tutte le cellule del sangue. Il trapianto si fa dopo aver eliminato con la chemioterapia e la radioterapia il maggior numero possibile di cellule leucemiche perché insieme ad esse, purtroppo, vengono distrutte le cellule staminali normali del midollo osseo che danno origine a tutte le cellule del sangue.
Le cellule staminali trapiantate provengono da un donatore compatibile, se c’è e se lo si trova in tempo utile. In caso contrario – e succede in almeno il 40% dei casi - i Ricercatori di Perugia hanno applicato il cosiddetto trapianto “aploidentico”, vale a dire da donatore compatibile solo al 50%, come succede ad esempio se il donatore è uno dei genitori. Il rischio è però quello di una gravissima reazione di “rigetto contro l’ospite”, con il sistema immunitario rigenerato (derivato dal donatore e solo in parte compatibile) che aggredisce i tessuti dell’organismo del paziente, riconosciuti come estranei.
L’infusione di un numero particolarmente elevato di cellule staminali, permette lo sviluppo di moltissimi Natural Killer, che derivano dalle cellule staminali del donatore). Questi ultimi si sono dimostrati molto efficaci nell’uccidere le cellule leucemiche residue, evitando quindi le ricadute leucemiche.
La sopravvivenza a 5 anni è così passata in questi casi di trapianto con midollo “aploidentico” dal 5% al 60%”. Il medesimo principio potrebbe essere applicato anche ad altri tipi di tumore? “La complicazione maggiore è che mentre i Natural Killer e le cellule leucemiche si trovano un po’ negli stessi siti (sangue, midollo osseo, milza), per i tumori localizzati in altre sedi bisogna trovare il modo di fare arrivare in loco, e in massa, i linfociti Natural Killer. Ci stiamo lavorando”.
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