Premio Guido Venosta 2008: Vincitore Ruggero De Maria

RUGGERO DE MARIA LA RICERCA SULLE STAMINALI PORTERÀ A FARMACI PIÙ EFFICACI

“Mi sono iscritto a medicina pensando di fare il chirurgo come mio padre, ma poi ho deciso di dedicarmi interamente alla ricerca”. Quella che sembrava una storia già scritta, un destino già tracciato, come accade a molti figli d’arte, si è rivelata invece una vita ricca di sorprese.

Ruggero Ricerche1

Oggi Ruggero De Maria, siciliano nato a Roma quarantaquattro anni fa, è un oncologo che studia le cellule staminali tumorali e lavora al loro riconoscimento.Queste cellule costituiscono oggi la nuova frontiera della lotta contro il tumore: individuarle e studiarle permetterà, infatti, lo sviluppo di nuovi approcci prognostici e terapeutici in oncologia.
De Maria è direttore del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell’Istituto superiore di sanità (ISS) a Roma, e della Fondazione istituto oncologico del Mediterraneo (IOM) di Catania e dal 2004 membro del Comitato tecnico scientifico di AIRC.

De Maria studia le cellule staminali tumorali, quelle cellule che stanno alla base della crescita del tumore e della formazione della metastasi. Partendo da uno studio finanziato dall’AIRC su un tumore al cervello, il glioblastoma, il suo gruppo è giunto in successive ricerche a individuare le staminali tumorali del colon e del polmone. Oggi sono state individuate anche quelle della maggior parte degli altri tumori.

“Conoscere le cellule alla base della formazione del tumore è importante per poter individuare nuove terapie. Stiamo studiando quelle particolari proteine, tra le migliaia che si trovano nella cellula, che sono importanti per la crescita e la sopravvivenza del tumore. Ci chiediamo cosa rende una cellula resistente ai farmaci o se c’è un farmaco che la può distruggere senza l’uso della chemioterapia tradizionale. I National Institutes of Health (NIH) statunitensi ci forniscono una libreria di composti inibitori per capire quali di questi sono coinvolti nel meccanismo di resistenza. Le cellule staminali tumorali identificate nell’uomo si studiano in laboratorio. Quindi, attraverso la generazione di modelli sperimentali in grado di riprodurre fedelmente le caratteristiche del tumore di origine, potremo testare l’efficacia della terapia prima di passare alla sperimentazione clinica. Infatti oggi la maggior parte delle sperimentazioni di fase I e II (cioè le prime fasi cliniche sull’uomo) si fanno su farmaci dei quali non si conosce l’efficacia.

Dobbiamo invece creare nuovi farmaci con buone probabilità di successo, sulla base delle caratteristiche molecolari dei tumori dei singoli individui. Un primo passo in questa direzione è stato compiuto dall’Istituto superiore di sanità, che sta creando una banca dati di tessuti e di cellule staminali tumorali, raccolti da vari istituti italiani, proprio per la realizzazione di screening di farmaci personalizzati in modo ordinato e sistematico”. Ruggero De Maria è davvero convinto dell’importanza di questi studi. La sua motivazione è ancora più forte proprio perché sa che cosa vuol dire per un paziente oncologico un farmaco efficace.

Ruggero Ricerche2

“Come medico e come paziente sopravvissuto al cancro, credo sia nostro dovere garantire a tutti coloro per i quali non c’è ancora una terapia efficace, perché hanno per esempio un tumore troppo avanzato, il diritto di provare una terapia sperimentale che, aggiungo io, abbia una buona probabilità di riuscita”. Ci racconta la sua esperienza: “Dieci anni fa, quando mi diedero la notizia che avevo ottenuto il finanziamento AIRC, ero in pieno trattamento chemioterapico, senza capelli e con una forte anemia. È stata una esperienza molto formativa e forse mi ha dato una motivazione in più per la mia attività quotidiana. Credo che una situazione simile, che si conclude in modo positivo, faccia maturare chiunque, indipendentemente dalla professione che svolge, ma questo vale ancora di più per un ricercatore che si occupa di oncologia. Il mio medico di allora, un validissimo professionista siciliano, oggi è membro attivo dell’AIRC e lo sto coinvolgendo nell’avventura dello IOM”.

L’importanza degli studi condotti da De Maria sulle staminali del tumore, ultima frontiera della lotta al cancro, è duplice: l’individuazione di terapie che già in partenza abbiano una buona probabilità di riuscita e, con la conseguente diminuzione dei fallimenti (che oggi nella speri m e n t a z i o n e umana sono alti), l’abbassamento dei costi degli studi clinici e, quindi, dei prezzi dei farmaci finali. “Uno dei primi farmaci a bersaglio molecolare (i cosiddetti farmaci biologici) è stato motivo di grande ottimismo tra gli scienziati, perché funzionava e funziona. Tuttavia, oggi molti farmaci molecolari non sono efficaci. È qui che la ricerca sulle staminali tumorali può essere utile, perché abbiamo a disposizione il bersaglio di queste terapie. Ora, nell’era prestaminali tumorali, si studia l’espressione genica e si cerca di correlare una certa attività dei geni con un certo tipo di risposta a un certo tipo di terapia, ma si tratta di un’analisi indiretta: è insomma una strada lunga e difficile. Noi pensiamo che l’analisi delle cellule staminali tumorigene, quella piccola popolazione responsabile della crescita del cancro, possa dare informazioni più precise”.

CONDIVIDI ora: