Premio Guido Venosta 2008: Vincitore Vincenzo Bronte

SVEGLIARE IL SISTEMA IMMUNITARIO PERCHÉ COMBATTA IL TUMORE

Vincenzo Bronte

Per gli amici americani Vincenzo Bronte è ‘lo scienziato di Padova’: lui, però, è nato in Sicilia e qui ha trascorso la sua giovinezza, fino alla maturità conseguita al liceo classico Eschilo di Gela.

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Quella per l’oncologia è una passione che dura da più di vent’anni, da quando diciassettenne lasciò la sua isola per frequentare l’antica e prestigiosa Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ateneo patavino. Dal 1992 in forza all’Azienda Ospedaliera di Padova, Vincenzo Bronte lavora oggi all’Istituto oncologico veneto (IOV) e si occupa di immunologia dei tumori, quella branca della ricerca oncologica le cui prime teorie risalgono agli anni Sessanta, ma che proprio nell’ultimo decennio ha registrato una rapida accelerazione, tornando alla ribalta e creando grandi aspettative.

Bronte studia il complesso rapporto che si instaura tra un tumore e il suo‘ospite’, con l’intento di scoprire in che modo il primo riesce a eludere il controllo immunitario e a privare l’organismo delle sue difese naturali. La domanda alla quale si tenta di dare risposta riguarda proprio questa complessa interazione: perché il sistema immunitario fallisce nel riconoscere e nell’aggredire le cellule tumorali? L’obiettivo ultimo è di arrivare a usare il sistema immunitario come possibile strategia terapeutica, aiutandolo a colpire le cellule cancerose.

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“Il problema, se così lo si può chiamare, è la selettività estrema della risposta che il sistema immunitario dà quando riconosce un potenziale pericolo: da un lato infatti questo impedisce che si instaurino risposte sbagliate, come accade nel caso delle malattie autoimmuni, dall’altro ne limita l’efficacia. Il rapporto del sistema immunitario con il tumore è ambiguo e lo stiamo ancora studiando” spiega Bronte. “Ci siamo chiesti perché i vaccini o gli altri protocolli di immunoterapia funzionano solo in un numero ristretto di pazienti. La risposta è che il tumore non è inerte, ma innesca dei meccanismi che ostacolano la risposta immunitaria. Ecco dove bisogna intervenire. Sappiamo, per esempio, che il tumore altera la produzione di cellule del sangue: in circolo compaiono cellule mieloidi che sopprimono la risposta immunitaria, creando un ambiente a essa ostile”. Non è chiaro se si tratta di un meccanismo di difesa del tumore o se risponde ad altre logiche di sopravvivenza, ma è di questi meccanismi che bisogna tener contro per realizzare dei farmaci.

Vincenzo Bronte lavora anche a due importanti progetti. Il primo, finanziato dal dipartimento della difesa USA, e coordinato da Antonella Viola, riguarda la prostata e la messa a punto di farmaci che aggirino gli effetti deleteri del tumore sul sistema immunitario. Poter beneficiare, qui in Italia, di finanziamenti statunitensi è davvero motivo d’orgoglio. L’altro progetto, di cui Bronte è il coordinatore, è finanziato dall’AIRC e coinvolge un gran numero di ricercatori, che lavorano in collaborazione con Riccardo Dalla Favera, della Columbia University.

“Il progetto riguarda la definizione di nuovi microRNA, frammenti di materiale genetico che regolano l’attività transcrizionale dei geni. Sappiamo che le cellule neoplastiche possonosfuggire al sistema immunitario sopprimendo l’attività di alcuni geni. Inoltre, il profilo di espressione di alcuni microRNA è diverso nel tessuto tumorale e in condizioni normali, e questo suggerisce un legame con la comparsa del cancro. I microRNA sono difficili da individuare perché la loro espressione è diversa a seconda dello stadio di sviluppo della cellula. Attorno a loro dobbiamo stringere il cerchio”. Insomma, se si confermasse il loro ruolo nell’inviare messaggi che inducono le cellule all’immunosoppressione, i microRNA potrebbero essere nuovi bersagli della terapia.

Il padre dell’immunoterapia, colui che per primo si persuase dell’idea di impiegare la potenza del sistema immunitario contro il cancro, è il chirurgo americano Steven Rosenberg del National Cancer Institute a Bethesda, nel Maryland. E proprio a Bethesda, Vincenzo Bronte è volato a poco più di un anno dal conseguimento della specializzazione nell’ateneo patavino. Un’esperienza di ricerca in quello che è ancora oggi il più grande gruppo al mondo a occuparsi di immunologia dei tumori. Là ha lavorato allo sviluppo dei vaccini antitumorali.

Sono stati tre anni di intensa ricerca. Rosenberg è chirurgo ma è stato fin dall’inizio convinto che esplorare il sistema immunitario fosse la strada giusta. Inoltre, crede nell’importanza di trasferire nel più breve tempo possibile a livello di ricerca clinica quanto di promettente viene fatto in laboratorio”. Uno spirito rivolto ai pazienti e un metodo teso ai risultati: un insegnamento che Bronte ha fatto proprio e ha portato con sé al rientro in Italia.

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