Premio Guido Venosta 2006: Vincitore Lorenzo Moretta

L’AIUTO DEI "NATURAL KILLER"

Lorenzo Moretta

Quindici anni fa la comunità scientifica sapeva che all’interno del nostro sistema immunitario i linfociti Natural Killer sono i soldati meglio armati e più efficaci nell’uccidere le cellule tumorali. Non si sapeva però perché. Non si conoscevano i meccanismi attraverso i quali i Natural Killer attaccano le cellule malate risparmiando quelle sane, non si sapeva in che modo sfruttare meglio le proprietà anticancro di queste “truppe speciali”.

MorettaIl prof. Lorenzo Moretta

A gran parte di queste incognite risposero gli studi di Lorenzo Moretta, che insieme al suo gruppo di ricerca fece scoperte fondamentali non solo per l’immunologia dei tumori, ma anche per diverse altre malattie che coinvolgono il sistema immunitario, dalle immunodeficienze alle malattie autoimmuni.

E’ con queste ricerche, tuttora in corso e gravide di nuovi interessanti sviluppi nella guerra contro il cancro, che Lorenzo Moretta è diventato uno degli scienziati più conosciuti al mondo e ha ricevuto, dalle mani del Presidente della Repubblica, il prestigioso Premio Guido Venosta. Assegnato, come recita la motivazione ufficiale, “per i suoi studi sulla risposta immunitaria contro i tumori, che hanno portato a comprendere il funzionamento delle cellule Natural Killer e a definirne il ruolo fondamentale nel trapianto di cellule staminali emopoietiche per la cura delle leucemie mieloidi acute".

Sul sistema immunitario, su quella sorta di esercito di difesa composto da diversi reparti di globuli bianchi (altrimenti detti linfociti) e di proiettili (anticorpi), che ci protegge dall’aggressione di microrganismi potenzialmente infettivi così come dalla formazione di tumori, Lorenzo Moretta si è del resto concentrato fin dall’inizio della sua ormai ultratrentennale carriera di ricercatore, nel corso della quale ha conquistato molti riconoscimenti scientifici internazionali, ha pubblicato oltre 460 articoli sulle più prestigiose riviste scientifiche, è stato per una decina di anni il ricercatore italiano più citato al mondo e fa parte degli “highly cited scientists” dell’ISI, empireo della scienza al quale sono ammessi soltanto gli studiosi che per le proprie scoperte vengono menzionati a ripetizione negli articoli scientifici dei propri colleghi.

Grazie al nostro lavoro di ricerca è stato in buona sostanza possibile capire attraverso quali meccanismi molecolari i Natural Killer aggrediscono le cellule tumorali, risparmiando però le cellule sane”, dice Lorenzo Moretta. “Al cuore del problema è una specie di “targa” (composta dagli antigeni di istocompatibilità HLA, presenti sulla superficie cellulare) che le cellule sane hanno e che le cellule tumorali molto spesso hanno perso.

Se i Natural Killer “vedono” la targa, grazie a “recettori inibitori” specifici di cui sono dotati, sono bloccati e non uccidono. Se invece la targa non c’è attaccano la cellula. Nel corso degli anni abbiamo poi capito che le cellule da attaccare vengono identificate dai Natural Killer anche grazie ad altri recettori, definiti “recettori attivatori”. Nel complesso, oltre 15 nuove molecole recettoriali sono state identificate e caratterizzate dal gruppo del professor Moretta. Dalla teoria alla pratica il passo è stato piuttosto breve.

Le prime applicazioni sull’uomo sono state effettuate a Perugia, dal gruppo del professor Velardi”, dice il professor Moretta. “nella terapia di leucemie mieloidi acute molto aggressive, che rispondono alla chemioterapia ma che vanno frequentemente incontro a ricadute spesso letali. In questi casi la terapia di elezione è il trapianto di cellule staminali emopoietiche, speciali cellule in grado di dare origine a tutte le cellule del sangue. Il trapianto si fa dopo aver eliminato con la chemioterapia e la radioterapia il maggior numero possibile di cellule leucemiche perché insieme ad esse, purtroppo, vengono distrutte le cellule staminali normali del midollo osseo che danno origine a tutte le cellule del sangue.

Le cellule staminali trapiantate provengono da un donatore compatibile, se c’è e se lo si trova in tempo utile. In caso contrario – e succede in almeno il 40% dei casi - i Ricercatori di Perugia hanno applicato il cosiddetto trapianto “aploidentico”, vale a dire da donatore compatibile solo al 50%, come succede ad esempio se il donatore è uno dei genitori. Il rischio è però quello di una gravissima reazione di “rigetto contro l’ospite”, con il sistema immunitario rigenerato (derivato dal donatore e solo in parte compatibile) che aggredisce i tessuti dell’organismo del paziente, riconosciuti come estranei.

L’infusione di un numero particolarmente elevato di cellule staminali, permette lo sviluppo di moltissimi Natural Killer, che derivano dalle cellule staminali del donatore). Questi ultimi si sono dimostrati molto efficaci nell’uccidere le cellule leucemiche residue, evitando quindi le ricadute leucemiche.

La sopravvivenza a 5 anni è così passata in questi casi di trapianto con midollo “aploidentico” dal 5% al 60%”. Il medesimo principio potrebbe essere applicato anche ad altri tipi di tumore? “La complicazione maggiore è che mentre i Natural Killer e le cellule leucemiche si trovano un po’ negli stessi siti (sangue, midollo osseo, milza), per i tumori localizzati in altre sedi bisogna trovare il modo di fare arrivare in loco, e in massa, i linfociti Natural Killer. Ci stiamo lavorando”.



Genovese, 58 anni, sposato con due figli,

oggi Lorenzo Moretta divide la sua giornata di lavoro (mai inferiore alle 10 ore) tra la ricerca di laboratorio, la direzione scientifica dell’Istituto Gaslini di Genova e l’insegnamento di Patologia Generale presso l’Università del capoluogo ligure. “E’ faticoso, non c’è dubbio, ma faccio tutto con entusiasmo e passione, e quindi non mi pesa troppo. La passione è rimasta la stessa di quando ho intrapreso la strada della ricerca, molto presto, già al secondo anno di medicina. Mi piaceva l’idea di lavorare ai confini della conoscenza, di avanzare in territori inesplorati a suon di congetture, di creatività e di esperimenti.

Ogni giorno ti trovi ad affrontare problemi diversi, la routine è limitata, non fai mai a tempo ad annoiarti. Il rovescio della medaglia è che si tratta di un lavoro così appassionante che te lo porti dietro sempre, anche nel tempo libero, e che finisci per non staccare mai veramente. Ho anche avuto la fortuna di cominciare a fare ricerca a Genova presso un istituto di ottimo livello, di avere avuto eccellenti modelli a cui ispirarmi come il professor Benvenuto Pernis in Italia e il Professor Max Cooper negli Stati Uniti, dove sono rimasto per un paio di anni, presso il Cancer Center dell’University of Alabama, mentre ho lavorato per alcuni anni anche a Losanna, presso il prestigioso “Ludwig Institute for Cancer Research”.

Tornato in Italia, ho potuto godere dell’appoggio di un’associazione come l’AIRC che, da oltre 20 anni, ha sempre finanziato le mie ricerche. Devo sottolineare che, a un certo punto, i finanziamenti pubblici per la ricerca sul cancro erano “scomparsi” e senza l’AIRC molti ottimi gruppi non avrebbero più potuto continuare le loro ricerche. , ho potuto godere dell’appoggio di un’associazione come l’AIRC che, da oltre 20 anni, ha sempre finanziato le mie ricerche. Devo sottolineare che, a un certo punto, i finanziamenti pubblici per la ricerca sul cancro erano “scomparsi” e senza l’AIRC molti ottimi gruppi non avrebbero più potuto continuare le loro ricerche.

La passione per la ricerca Lorenzo Moretta la condivide con tutta la famiglia: con la sua sposa Maria Cristina Mingari, conosciuta in laboratorio e attualmente Professoressa di Immunologia presso l’Università di Genova e primario presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, con il fratello minore Alessandro, Professore di Istologia presso la stessa Università e anche lui tra i Ricercatori italiani più citati.

Senza contare la seconda generazione: la primogenita Francesca di 23 anni, potrebbe seguire le orme paterne, infatti, è all’ultimo anno della Facoltà di medicina dell’Università di Pavia e sta preparando una tesi in Oncoematologia Pediatrica. “Ma non pensate che pure davanti a un piatto di trenette al pesto noi si discuta di anticorpi, di linfociti e di citochine! Almeno a casa cerchiamo di parlare d’altro”.

 

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