Programma di ricerca

Proteomica funzionale

Bachi
Responsabile: Angela Bachi

Luogo di nascita: Genova
Nazionalità: italiana
Laurea: in Chimica e Tecnologia Farmaceutica e in Farmacia
Dottorato: ricerca in biochimica analitica presso l'Istituto Mario Negri di Milano
Postdottorato: in proteomica presso l’EMBL – gruppo di Matthias Mann - a Heidelberg

Nata a Genova, dove si è laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutica nel 1990 e in Farmacia nel 1991. Ha conseguito il dottorato di ricerca in biochimica analitica presso l'Istituto Mario Negri di Milano, dove ha studiato il metabolismo dell'acido arachidonico e la biosintesi in vivo di prostaciclina e trombossano per identificare nuovi metaboliti indicatori della perossidazione lipidica mediata da radicali liberi in vivo. Durante i suoi studi di dottorato ha rivolto i sui interessi verso nuovi metodi analitici basati su spettrometria di massa, applicati alla biologia. Per questo motivo ha deciso di trasferirsi, per i suoi studi post-dottorato, ad Heidelberg nel gruppo di Matthias Mann presso l’EMBL, dove sono state sviluppate le prime tecniche di proteomica. Ha quindi deciso di tornare in Italia portando con sé la sua esperienza in spettrometria di massa biomolecolare nel 2000 ed è diventata prima Group Leader e poi Capo Unità presso l'Istituto Scientifico San Raffaele. Ha oltre 100 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Dal maggio 2013 Angela Bachi è ricercatore principale presso IFOM, dove applica ed estende la proteomica quantitativa moderna alla ricerca sul cancro.

Programma di Ricerca: Proteomica Funzionale

Dopo la rivoluzione genomica l'attenzione della ricerca biologica si sta spostando dalla descrizione di singole interazioni tra composti macromolecolari, alla completa rilevazione qualitativa e quantitativa, misurazione e mappatura di sistemi molecolari complessi. Per realizzare questo compito stiamo sviluppando e applicando nuove tecnologie nel campo della proteomica basata su spettrometria di massa e metabolomica.

Come comunicano le cellule? Come percepiscono e influenzano il microambiente? E' ampiamente accettato che le cellule comunicano attraverso fattori solubili (secretoma) che vengono rilasciati nello spazio extracellulare e sono captati dalle cellule vicine o possono percorrere una distanza maggiore attraverso il sangue. Le cellule stabiliscono la comunicazione intercellulare anche tramite interazioni cellulare-cellula mediate da molecole dell’adesione, o, come è stato descritto recentemente, attraverso frammenti circolari di membrana (esosomi e microvescicole), che contengono proteine, lipidi microRNA e mRNA che vengono recapitati in forma biologicamente attiva alle cellule riceventi.

In particolare, il nostro gruppo è interessato a comprendere come i tumori domino il microambiente per facilitare la crescita e la diffusione. Per affrontare questo tema sfruttiamo proteomica quantitativa senza marcatura e basata su SILAC per caratterizzare la composizione molecolare delle cellule tumorali derivate dai pazienti con l'obiettivo di individuare nuovi fattori prognostici in grado di stratificare meglio i pazienti e forse anche chiarire i meccanismi della malattia. In secondo luogo, stiamo studiando il secretoma, esosomi e microvescicole derivati da tumore per identificare firme molecolari specifiche in fenotipi tumorali aggressivi vs quelli meno aggressivi e per chiarire quali molecole spingono il microambiente verso un potenziale angiogenico e metastatico aumentato che influenza le cellule vicine.

Abbiamo deciso di affrontare il microambiente tumorale aggressivo, da un punto di vista globale, non mirato, -omico, in quanto ciò è rappresentativo di quanto accade in vivo dove più segnali vengono trasmessi simultaneamente e utilizzati per stabilire un cross-talk funzionale tumore-microambiente. La nostra ricerca è volta a scoprire meccanismi di interazione tumore-cellule ospite, che non solo potrebbero rappresentare nuovi bersagli farmacologici ma contribuirebbero anche allo sviluppo di letture cliniche diagnostiche e prognostiche meno invasive.


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