Programma di ricerca

Immunologia molecolare e biologia dei linfomi

Casola
Responsabile: Stefano Casola

Luogo di nascita: Napoli
Data di nascita: 16 novembre 1968
Nazionalità: italiana
Laurea: in Medicina e Chirurgia presso l'Università Federico II di Napoli
Dottorato: in Biologia e Patologia Cellulare e Molecolare presso l’Università Federico II di Napoli

l linfocita B è uno degli attori principali della nostra risposta immunitaria: produce anticorpi e guida meccanismi di eliminazione di cellule dannose o malate, in caso di necessità. L'azione del linfocita avviene quando il recettore immunoglobulinico (detti anche B-cell receptor o BCR) presenei sulla sua membrana cellulare riconosce un antigene (per esempio di origine batterica batterica o virale): questo legame dà il via a una serie di eventi, tra cui la proliferazione del linfocita stesso. Questo in un organismo normale. Ma a volte accade che la proliferazione dei linfociti diventi incontrollata, come nel caso di molte leucemie e linfomi.

Presentazione del programma

La presenza del B-cell receptor, o BCR, sulla membrana dei linfociti B è essenziale per la loro corretta proliferazione e sopravvivenza. Questo è certamente valido per linfociti B non trasformati. Ma cosa accade nei linfociti B tumorali? Rispondere a questa domanda è il principale scopo del gruppo guidato da Stefano Casola, che si propone di stabilire se il BCR svolge le stesse funzioni anche nella maggioranza dei linfomi umani che conservano espressione del recettore immunoglobulinico sulla superficie delle cellule maligne, cercando nel contempo di identificare dei bersagli terapeutici specifici per i linfociti B, capaci di promuovere la regressione del linfoma, limitando quindi gli effetti tossici aspecifici associati alla attuali terapie radio- e chemio-terapiche. In parallelo, il gruppo di Casola sta portando avanti un secondo progetto (attualmente alle sue fasi iniziali): si tratta del tentativo di identificare nuovi geni capaci di cooperare, nella tumorigenesi, con un ristretto gruppo di oncogéni (geni che, se mutati, favoriscono l'insorgenza dei tumori) che sono comunemente alterati nei linfomi a cellule B. "Mentre si conosce con sufficiente dettaglio il contributo di proto-oncogeni, quali c-Myc e Bcl2 in particolari forme di linfomi, quali il linfoma di Burkitt e quello follicolare - dice Casola - ben poco è noto sulla natura degli eventi oncogenici aggiuntivi che accompagnano la progressione tumorale e sui processi a esso associati, quali l'occorrenza delle metastasi a distanza."

Particolari strumenti o competenze utilizzate nel programma

Mutagenesi sito diretta nel sistema ematopoietico.

Possibile impatto su prevenzione o trattamento del cancro

I risultati ottenuti dal gruppo di Casola permettono di prevedere che nel giro dei prossimi anni sara’ possibile identificare i primi bersagli terapeutici attivati dal BCR nelle cellule tumorali. Il passo successivo consisterà nella selezione di inibitori farmacologici specifici per i target stessi. Uno step che potrebbe richiedere qualche anno, ma che porterà alla definizione di farmaci capaci di promuovere la regressione del linfoma, limitando quindi gli effetti tossici aspecifici associati alla attuali terapie radio- e chemio-terapiche. Nel frattempo, Casola e colleghi hanno sviluppato una metodologia sperimentale innovativa finalizzata all'individuazione delle mutazioni capaci di accelerare la progressione tumorale. Secondo le previsioni dello scienziato, sarà possibile ottenere risultati significativi entro i prossimi tre anni. Risultati che si riveleranno essenziali per l'attuazione di terapie personalizzate e per lo sviluppo di test diagnostici.

 


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